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I FATTI SECONDO LORY 8

di lauracostantini00it (20/02/2007 - 19:29)

Il sapore gustoso del fattush, un’insalata di cetrioli e pomodori al profumo di menta servita con crostini, le venne guastato dalle immagini del quarto attentato dall’inizio della Pasqua ebraica. Durante il giro con il rettore, aveva scoperto che esisteva una sala tv adiacente alla mensa, dove era possibile gustare un profumato caffè. Il televisore era sintonizzato su Al Jazeera e un immediato silenzio calò sulla sala mentre lo speaker annunciava che nella città di Haifa, un kamikaze si era fatto esplodere pochi minuti prima nel ristorante Matza, all’interno del centro commerciale Grand Kanion. Si contavano decine di morti e testimoni parlavano di persone in fiamme che tentavano di fuggire.

 Juliette si guardò intorno, in preda a un improvviso senso di nausea. Scorse più di un sorriso. Qualcuno azzardò un applauso che non ebbe seguito, ma non era sicura che se lei non fosse stata presente non si sarebbe levata un’ovazione. Mentre Bashar, che aveva pranzato con lei, la invitava ad uscire, i suoi occhi incontrarono quelli di Aisha. Non si era accorta della sua presenza prima, non sapeva che frequentasse Birzeit. Lo sguardo che le rivolse non era cordiale sebbene non nascondesse di averla riconosciuta per la straniera che si era intromessa nei loro discorsi da Zalatino. Neanche quello di Juliette fu uno sguardo caloroso. Era evidente che Aisha e Rhamul erano arrivati insieme a Birzeit, forse in quel momento lei sapeva dove si trovava il ragazzo, cosa stava facendo. Era evidente che Aisha considerava Rhamul una sua proprietà. E lui? Quali erano i loro veri rapporti? Era la donna che avrebbe sposato? La gelosia le divampò dentro sconosciuta e prepotente, cancellando anni di libertà sentimentale, di rapporti leggeri, giocosi, quasi amichevoli. Rhamul non era ancora l’amore, non poteva esserlo dopo soli due giorni. Ma non aveva provato per nessuno quello che provava per lui. Il gioco di sguardi durò qualche istante e Juliette mise nel proprio una sfida: chiunque fosse Aisha, Rhamul in quel momento apparteneva a lei e a nessun altro!

  Bashar non si era accorto di niente. Il suo pensiero era rimasto alle immagini di devastazione trasmesse da Haifa e imputò a quelle il turbamento di Juliette.

 “Mi dispiace…”, mormorò. “L’esasperazione a volte rende crudeli… Non si dovrebbe applaudire la morte di altri esseri umani, ma…”

 “Non è colpa tua. Non so bene di chi sia, ma non è tua.”

 “Neanche se ti dico che ho partecipato all’Intifada?”

 Juliette lo guardò, cercando di scacciare il pensiero di Aisha e di Rhamul. Bashar era alto, troppo magro, con occhi dal taglio triste e di contrasto una bocca sempre disposta al sorriso.

 “Tranquillo, da che sono qui, e sono solo due giorni, non ho conosciuto palestinese che non l’abbia fatto.”

 “E lo trovi divertente?”

 “Trovo divertente che vogliate scusarvene con me, mentre non battete ciglio davanti a spettacoli come quello di poco fa. Ma comincio ad abituarmi…”

 “Tu ci giudichi dei barbari, vero?”

 “Io non vorrei ergermi a giudice né per voi né per gli israeliani, ma mi risulta sempre più difficile esaminare i fatti con il distacco dovuto alla mia professione.”

 “Allora il tuo parere qual è?”

  “Come la maggior parte degli esseri umani, sono contraria alla guerra, qualunque ne sia la giustificazione. A voi palestinesi imputo quella che reputo la distorsione più orrenda della religione: cercare il paradiso infliggendo la morte a se stessi e agli altri.”

 “Lo capisco. Ma tu devi capire che siete voi occidentali ad avere della morte una concezione diversa dalla nostra. Voi non riuscite ad accettarla, a vederla come parte integrante della vita. Eppure molti di voi, nel passato, hanno scelto di immolarsi in nome di una causa giusta. Tu sei francese e, se non sbaglio, in Francia molti partigiani sono morti combattendo contro l’occupazione nazista… e sei proprio sicura che non abbiano causato vittime innocenti?”

 Juliette si rese conto di essere stata arrogante. Non per quello che aveva detto, ma per quello che aveva pensato. Mentre passeggiava nei viali silenziosi accanto a quel ragazzo, capì di essersi posta in una posizione di superiorità, di non aver neanche immaginato che Bashar potesse sostenere un contraddittorio. E non si nascose che quella bassa considerazione derivava dal fatto che lui fosse palestinese.

 “E’ vero, hai ragione. Ma da allora sono passati sessant’anni, il mondo è cambiato e la morte non è più un valore assoluto.”

 “Non per voi, che avete tutto. Ma per un ragazzo palestinese, che ha visto morire compagni, parenti, figli o genitori sotto il fuoco nemico, la morte da mufachach diventa un prezzo accettabile da pagare per la libertà.”

 “Una libertà della quale lui non godrà, così come non ne hanno goduto decine e decine di kamikaze prima di lui. Come pretendete che gli israeliani apprezzino il valore delle vostre vite, se voi siete i primi a non tenerle in alcun conto? Ma non capisci che il vostro disprezzo per la vita è l’unica cosa che i non musulmani non riusciranno mai ad accettare di voi? Non capisci che la vostra religione è anacronistica? In un mondo che va sempre più verso lo stato laico, siete gli unici a restare ancorati, con almeno un paio di secoli di ritardo, ad una concezione teocratica. E’ questo il vostro limite.”

  Bashar annuì.

  “E’ vero. Ma anche voi occidentali avete un limite. I musulmani nel mondo solo oltre un miliardo e, a fronte di questo, voi pretendete di continuare a gestire le risorse più preziose del pianeta: quelle energetiche. Sappiamo tutti che Israele è appoggiato dal mondo occidentale in quanto sentinella avanzata dell’Occidente e primo guardiano del petrolio in Medio Oriente. E qui sta il vostro problema: saranno sufficienti lo spettro dell’atomica e delle armi di distruzione di massa a mantenere il coperchio sul calderone di trecento milioni di arabi mediorientali? Voi non siete preparati a una guerra di logoramento. Noi si.”

 “Non è una cosa di cui andare fieri.”

 “No, ma è un dato di fatto. Così come è un dato di fatto che mantenere il Medio Oriente in perenne agitazione è una precisa scelta da parte delle potenze occidentali. Prova a immaginare cosa sarebbe questa terra se israeliani e palestinesi riuscissero a convivere pacificamente. Potremmo diventare uno stato potente, pronto a dettare le proprie condizioni sui mercati internazionali. Riesci a immaginare niente di più pericoloso che il fiuto per gli affari dei giudei e l’abilità di mercanti degli arabi? Non è un caso se le nostre armi sono prodotte tutte in Occidente, ce le vendete nella speranza che finiremo per ammazzarci tutti l’un l’altro.”

 “Se siete coscienti di ciò, perché fate il gioco dell’Occidente?”

 Bashar si strinse nelle spalle.

 “L’hai detto tu: la religione è il nostro limite. Conosci qualche musulmano disposto a farsi governare da un giudeo?”

 Juliette rise.

 “Se è per questo non conosco neanche un ebreo che sia disposto a obbedire a un musulmano. Sei in gamba, Bashar.”

 “Lo so, e sono anche un ottimo chitarrista. Stasera ti offro una versione inedita di Imagine di John Lennon.”

 “Per il momento, offrimi il tuo profilo. Voglio farti qualche foto.”

 Volevo darvi un assaggio del nostro romanzo "La guerra dei sordi". Non so se ci sono riuscita. Se si, fatemi sapere cosa ne pensate.

Lory

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