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FRUSTRAZIONE

di lauracostantini00it (05/02/2007 - 08:54)

Andiamo a spiegare. Tanto per fare nome e cognome il nostro romanzo NEW YORK 1920 è stato pubblicato dalla Maprosti&Lisanti editori di Roma. Per inciso ce ne hanno già opzionati altri quattro, due per completare la trilogia storica iniziata con NEW YORK e altri due perché li hanno letti e apprezzati. Ci siamo? A questo punto chi legge potrebbe porsi la fatidica domanda che in romanesco puro suonerebbe così: che altro c...avolo volete?! E' vero, in un panorama a dir poco desolante, siamo state fortunate, anche se i nostri editori non hanno una distribuzione (vendiamo online, porta a porta, col passaparola, in qualche libreria e in profumeria). Loro hanno creduto in noi, sono disponibili, ma sono due neofiti pieni di entusiasmo che, spesso, si perdono dietro mille input senza poi seguirne nessuno in particolare. La frustrazione espressa dalla mia partner di tastiera nel suo post deriva da questo, dall'impressione di essere solo ed unicamente noi due a tirare veramente la carretta, a sbatterci per organizzare eventi, a sfruttare le mie conoscenze per trascinare qualche vip alle presentazioni, ad assicurare una campagna pubblicitaria praticamente a costo zero. Maprosti&Lisanti, che non possiamo che continuare a ringraziare perché NEW YORK 1920 è emerso dalle nebbie mentre i due romanzi precedenti, seppur pubblicati, sono rimasti lettera morta nei magazzini di sedicenti editori (un nome, tanto per non sputtanare nessuno: guardatevi da DESSI' di Riva di Chieri, a Torino. Si spaccia per editore, ha anche un sito EMILOGOS.COM, ma è un killer di libri e scrittori perché pubblica soltanto per prendere sovvenzioni!)... Maprosti&Lisanti, dicevo, hanno voglia di crescere come casa editrice, ma non si sono ancora affrancati da una mentalità da stampatori, quali erano in origine, e noi lo percepiamo. Il nostro sforzo dovrebbe essere quello di scrivere libri degni di essere letti. Invece, ultimamente, non facciamo altro che connetterci ad Internet, cercare nuove location per le presentazioni, inviare mail alle rubriche che recensiscono libri. Un lavoro da ufficio stampa che non ci compete e che non dovremmo fare... Ma così vanno le cose, credo, per tutti. Se è vero che Dan Brown, prima di sbancare il botteghino editoriale con il CODICE DA VINCI, girava nei mercati con i suoi libri nel cofano dell'auto, chi siamo noi per lamentarci? IT'S A LONG LONG WAY... o, come dicevano gli antichi romani nostri antenati, AD ASTRA PER ASPERA!

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I FATTI SECONDO LORY 7

di lauracostantini00it (02/02/2007 - 08:44)

UNA RAZZA IN VIA D'ESTINZIONE: GLI EDITORI!!!

Dare alle stampe l'opera di uno sconosciuto, lo sappiamo bene noi poveri autori, è cosa che richiede un notevole spirito d'iniziativa condito con una dose generosa di coraggio. L'editoria italiana, soprattutto, è fatta di grandi case editrici nelle quali è difficile entrare, (a meno che non si abbiano le conoscenze giuste, il talento conta poco) e le piccole sono oberate da una serie di problemi e di difficoltà di non facile soluzione. Chi aveva mai pensato il contrario? Sicuramente non noi che siamo alla caccia di un editore da tempo immemorabile. Ma non sono i problemi economici, quelli legati alla distribuzione o altro a tarpare le ali di noi poveri scrittori. Il problema vero è la mancanza di quello spirito, di quella passione per la letteratura e il mondo della cultura in generale che ,non più tardi di due secoli fa ,animò i primi editori italiani, quelli che permisero al mondo di conoscere le opere di Manzoni, Leopardi, Foscolo... quelli che rischiarono capitali e reputazione in un Italia in cui l'alfabetizzazione non raggiungeva il 10% della popolazione. Oggi la prima cosa che ti chiede un editore quando ti presenti da lui con il tuo bel manoscritto, è che possibilità di mercato offre la tua produzione, in che misura il tuo lavoro può solleticare la curiosità del lettore italiano medio. C'è scandalo? Attualità? Gossip?Erotismo? E' un libro di denuncia? A pubblicarlo rischi di essere querelato dal politico in vista, braccato dalle cosche mafiose o scomunicato dalla chiesa cattolica per i contenuti scabrosi e blasfemi? Se tu hai per le mani la classica, vecchia, bella storia... puoi anche tornartene a casa, comprare una stufa e trovare così il fine ultimo del tuo manoscritto: riscaldarti in una grigia giornata d'inverno! Ora, io non sono così ingenua da credere, che il signore che diede alle stampe I promessi sposi non contasse di trarne un beneficio economico, ma sicuramente non era il business a muoverlo, quel signore non avrebbe lasciato l'editoria per mettersi a vendere biciclette se le biciclette fossero state l'affare del secolo! Quel signore non avrebbe pubblicato i vaneggiamenti del personaggio dell'anno al posto dei Sepolcri , quel signore, soprattutto, non avrebbe preteso del denaro per le spese di pubblicazione! Perchè se sei un editore e credi in ciò che fai, prendi un libro, lo leggi,  te ne innamori e lo dai alle stampe. Se non sei disposto a fare tutto ciò non sei un editore ma un semplice tipografo e allora torna a stampare biglietti da visita e volantini pubblicitari!!!

Lory

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I MOTIVI PER LEGGERE UN ROMANZO

di lauracostantini00it (02/01/2007 - 08:49)

Voglio cominciare questo 2007 con un riflessione: perché leggere un romanzo?

E' la domanda che ci è stata posta dai nostri editori quando abbiamo sottoposto alla loro attenzione NEW YORK 1920. E' la domanda che io stessa mi pongo, a torto e per deformazione professionale, quando entro in una libreria. Chiariamo subito un punto: un romanzo, se ben scritto, merita di essere letto per se stesso. I cosiddetti temi di attualità, gli agganci con la cronaca, i libri denuncia e tutto il resto possono essere degli in più, ma se fossero conditio sine qua non, allora nessuno più dovrebbe leggere GUERRA E PACE, ORGOGLIO E PREGIUDIZIO o qualsiasi altro grandissimo classico vi venga in mente.

Resta il fatto che quando ti presenti ad un editore la domanda è proprio questa: perché la gente dovrebbe leggere questo romanzo? Che poi significa: perché il cliente dovrebbe comprare questo prodotto? A me la letteratura versione marketing fa un po' senso, ma il nocciolo del discorso è proprio questo. Siamo dei prodotti, andiamo impacchettati per bene perché il pubblico sia motivato all'acquisto. NEW YORK 1920 è uscito in concomitanza con il quinto anniversario dell'11 settembre e tratta un tema, quello dell'immigrazione, che più di attualità non si potrebbe. Eppure stentiamo a venderlo, a distribuirlo, a farlo conoscere. Tutto questo non succede per altri scrittori, più affermati e, beati loro, svincolati dalla logica del tema di attualità perché, in fondo, il PRODOTTO che si vende bene sono proprio loro. E' il caso di Andrea Vitali. Per favore, ditemi che lo conoscete, perché io prima di ricevere il suo ultimo libro, OLIVE COMPRESE, in regalo non ne avevo mai sentito parlare. Edito da Garzanti e con un bel curriculum di pubblicazioni, anche lui ha avuto, grazie al buon Antonio d'Orrico, la qualifica di miglior scrittore, quella che il critico letterario del Corsera non nega a quasi nessuno (a noi si, visto che gli abbiamo spedito il libro e non ha neanche accusato ricevuta, ma questo è un altro discorso).

OLIVE COMPRESE, dicevamo. L'ho letto in un paio di giorni, per cercare di capire. Il Vitali scrive bene, è pungente, un po' alla Camilleri senza la calata sicula, anche perché lui è di Bellano, sul lago di Como, e di quello parla. La vicenda è uno spaccato di vita di provincia durante il Fascio, divertente, con personaggi che meriterebbero vita propria, come il maresciallo Maccadò. Ma dopo averlo finito di leggere mi sono sentita pericolosamente vicina alla metalità dei miei editori e mi sono chiesta: perché qualcuno dovrebbe leggere questo romanzo? Ben scritto, per carità, ti strappa qualche sorriso... ma non aggiunge niente alle mie esperienze, ai miei ricordi, alle mie riflessioni... Vuoi vedere che il buon Andrea Vitali mi ha fatto finalmente capire cosa si intende alla voce MARKETING?!!!

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LA SOLITUDINE DELLO SCRITTORE

di lauracostantini00it (19/12/2006 - 08:49)

 
Questa foto a mio parere rende l'idea della solitudine dello scrittore. Ora è vero che io e Loredana abbiamo un vantaggio perché scriviamo in due e quindi la solitudine possiamo spartircela equamente e non sentirla più di tanto, però...
Io non lo credevo, ma alle volte ci si sente veramente soli, abbandonati a noi stessi, con il nostro bel libro tra le mani e nessuna idea circa cosa fare perché quel figlio che hai partorito sulla carta, sanguinando inchiostro e idee, abbia un futuro. Le case editrici spesso credono di aver esaurito il loro compito semplicemente dando alle stampe il volume, come se questo bastasse. Come se un figlio, appena partorito, potesse essere abbandonato sul ciglio della strada. Problemi di soldi, di impegni, di uffici stampa inesistenti, di lettori distratti, di amici giornalista che non ti danno una mano. E' difficile! Faticoso! Bellissimo! Perché è lo scopo di tutta una vita che si realizza, perché sai che, anche se non hai ancora venduto le tue prime mille copie, ci sono centinaia di tuoi libri che circolano, ci sono persone che lo leggono, che danno vita ai tuoi personaggi. E poi ci sono le soddisfazioni maligne...
Tipo: domenica scorsa, in un raptus di shopping natalizio, approdo a Cinecittà Due. Una bolgia dantesca. Mentre vago tra la folla che non sa, come direbbe la vecchia canzone, passo davanti alla libreria e leggo la locandina: Alberto Bevilacqua incontrerà i lettori domenica 17 alle 18. Mi faccio due conti: era domenica 17 ed erano le 18,30, quindi Bevilacqua era in circolazione. Sbircio nella libreria, piuttosto affollata e lo immagino al centro di un bagno di folla gaudente e benedicente la sua ultima fatica letteraria. Poi guardo meglio: fuori della libreria c'era un tavolino con una decina di libri sopra. Dietro il tavolino due sedie, occupate da una ragazza e da un anziano signore dall'aria annoiata e anche un po' schifata. Era lui! Alberto Bevilacqua, seduto lì e nessuno che se lo filava! Un po' mi è dispiaciuto, mi sono messa nei suoi panni, poi ho pensato che tanto le copie le vende lo stesso, è sempre ospite da qualche parte e la sua casa editrice spende cifre enormi in pubblicità. Quindi quel bagno di umiltà ci stava tutto e, anche quella, è la solitudine dello scrittore.
 
P.S. Non riesco a togliere questa formattazione al post, quindi ve lo beccate sottolineato.

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