KHODIA E ALTRI PENSIERI
Ieri, tornando a casa, ho trovato nella cassetta della posta una lettera che mi ha fatto molto piacere. Me la spediva Actionaid International per ringraziarmi di essere, ormai da tre anni, mamma a distanza di Khodia. Già tre anni, ho pensato mentre leggevo. Sembra ieri che, in occasione di un compleanno che, a torto o a ragione ritenevo fondamentale nella mia vita, ho deciso di farmi un regalo speciale: adottare un bambino a distanza. Non è stato facile trovare l'associazione che mi desse fiducia ma alla fine ce l'ho fatta. La bimba si chiama Khodia, ha ormai sette anni, vive in un villaggio del centro Africa e ogni sei mesi ricevo una sua letterina con i disegni fatti a pennarello e qualche frasetta in francese che, devo dire, stento parecchio a decifrare più per la grafia che per la lingua. Ma non è questo l'importante. L'importante è che da tre anni a questa parte Khodia può contare su di me. Forse non la incontrerò mai, forse non saprà mai che faccia ho, però credo che sapere che una persona così lontana da lei abbia deciso di aiutarla, di farsi carico della sua istruzione e delle necessità primarie del suo villaggio, della sua famiglia, possa farla crescere con una concezione del mondo migliore di quella che potrebbero formarsi tanti altri bambini africani. Ed è questo quello che conta veramente, diffondere fiducia nel genere umano. La foto che ho annesso ritrae i monti del Nepal e il collegamento tra l'Africa e il paese sul tetto del mondo passa attraverso il mio cuore, perché lì ho conosciuto gente che mette in pratica, ogni giorno e senza essere mai venuta in contatto con le Sacre Scritture occidentali, il comandamento: ama il prossimo tuo come te stesso. La famiglia Thapa, che mi ospitò in Nepal per un intero mese nel 2004, avrà per questo la mia eterna gratitudine, morale e materiale, perché mi ha insegnato cosa significa essere buoni con gli altri senza aspettarsi niente in cambio. Ce ne sarebbe di che parlare per mesi e consiglierei un viaggetto da quelle parti a parecchi sacerdoti cattolici che, tutti presi a dirci come e con chi dobbiamo fare sesso, hanno dimenticato la vera portata della loro missione. Credo che le religioni rivelate (cattolica, ebraica e musulmana) siano responsabili della maggior parte delle assurdità che si compiono su questo pianeta dalle crociate, alle guerre sante, alle presecuzioni, al conflitto perenne in Palestina e via di questo passo. Abbiamo avuto in sorte un dono enorme, che è il nostro cervello. Ma lo abbiamo usato per distruggere, più che per creare e capire. La prima vera arma atomica messa in mano al genere umano è stata la conoscenza. Se ne potevano trarre meraviglie (come è fortunatamente avvenuto), ma anche catastrofi (che non sono mancate e continuano ad aumentare). Oggi credo abbiamo in mano tutti gli strumenti per decidere di ragionare liberi da condizionamenti esterni, cercando soltanto in noi stessi le risposte, senza affidarci all'interpretazione del parroco, dell'imam o del rabbino di turno. Ognuno di noi è in grado di trovare la strada giusta da seguire: quella del rispetto per se stessi e per gli altri. Allora perché non lo facciamo?
E con questa domanda cosmica chiudo questo post di riflessione e vi invito a fare un salto sul sito www.actionaidinternational.it e, stasera, a sintonizzarvi su RaiUno alle 21 circa. Nel programma di Carlo Conti "Fratelli di Test" la redazione della Vita in Diretta gareggerà sulle canzoni di Sanremo contro altre categorie. Faremo una figura barbina, ne sono certa. Ma ci sarò anche io, in quasi tutto il mio splendore!
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