I MOTIVI PER LEGGERE UN ROMANZO
Voglio cominciare questo 2007 con un riflessione: perché leggere un romanzo?
E' la domanda che ci è stata posta dai nostri editori quando abbiamo sottoposto alla loro attenzione NEW YORK 1920. E' la domanda che io stessa mi pongo, a torto e per deformazione professionale, quando entro in una libreria. Chiariamo subito un punto: un romanzo, se ben scritto, merita di essere letto per se stesso. I cosiddetti temi di attualità, gli agganci con la cronaca, i libri denuncia e tutto il resto possono essere degli in più, ma se fossero conditio sine qua non, allora nessuno più dovrebbe leggere GUERRA E PACE, ORGOGLIO E PREGIUDIZIO o qualsiasi altro grandissimo classico vi venga in mente.
Resta il fatto che quando ti presenti ad un editore la domanda è proprio questa: perché la gente dovrebbe leggere questo romanzo? Che poi significa: perché il cliente dovrebbe comprare questo prodotto? A me la letteratura versione marketing fa un po' senso, ma il nocciolo del discorso è proprio questo. Siamo dei prodotti, andiamo impacchettati per bene perché il pubblico sia motivato all'acquisto. NEW YORK 1920 è uscito in concomitanza con il quinto anniversario dell'11 settembre e tratta un tema, quello dell'immigrazione, che più di attualità non si potrebbe. Eppure stentiamo a venderlo, a distribuirlo, a farlo conoscere. Tutto questo non succede per altri scrittori, più affermati e, beati loro, svincolati dalla logica del tema di attualità perché, in fondo, il PRODOTTO che si vende bene sono proprio loro. E' il caso di Andrea Vitali. Per favore, ditemi che lo conoscete, perché io prima di ricevere il suo ultimo libro, OLIVE COMPRESE, in regalo non ne avevo mai sentito parlare. Edito da Garzanti e con un bel curriculum di pubblicazioni, anche lui ha avuto, grazie al buon Antonio d'Orrico, la qualifica di miglior scrittore, quella che il critico letterario del Corsera non nega a quasi nessuno (a noi si, visto che gli abbiamo spedito il libro e non ha neanche accusato ricevuta, ma questo è un altro discorso).
OLIVE COMPRESE, dicevamo. L'ho letto in un paio di giorni, per cercare di capire. Il Vitali scrive bene, è pungente, un po' alla Camilleri senza la calata sicula, anche perché lui è di Bellano, sul lago di Como, e di quello parla. La vicenda è uno spaccato di vita di provincia durante il Fascio, divertente, con personaggi che meriterebbero vita propria, come il maresciallo Maccadò. Ma dopo averlo finito di leggere mi sono sentita pericolosamente vicina alla metalità dei miei editori e mi sono chiesta: perché qualcuno dovrebbe leggere questo romanzo? Ben scritto, per carità, ti strappa qualche sorriso... ma non aggiunge niente alle mie esperienze, ai miei ricordi, alle mie riflessioni... Vuoi vedere che il buon Andrea Vitali mi ha fatto finalmente capire cosa si intende alla voce MARKETING?!!!
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