QUANDO A TORDI E QUANDO A GRILLI...
Non so quanti di voi conoscono il detto del titolo: il senso è che un giorno non scrivo niente e il giorno dopo troppo. Però lo spunto di oggi era troppo gustoso per tralasciarlo. Parliamo della polemica sulla pubblicità di Dolce e Gabbana che istigherebbe allo stupro. La comunicazione pubblicitaria, ormai da parecchio tempo, ha travalicato i comuni confini della decenza. Dolce e Gabbana arrivano buoni ultimi dopo Roberto Cavalli e i suoi serpenti fallici, Cesare Paciotti con le sue scarpe fetish indossate da donne completamente nude e in pose da kamasutra (domanda: ma le scarpe chi le guarda?), alcune marche di pneumatici o di aggeggi per l'automobile (indimenticabili le modelle discinte a cavallo di un'enorme candela!), alcune marche di profumi (Charlize Theron che si spoglia di tutto, fuorché del suo J'adore...) e via istigando a vedere le donne come merce non certo più costosa della scarpa, della borsa, del vestito, del profumo e altrettanto fruibile. Domani è l'8 marzo, altra grande mercificazione della donna. Domani tutti ci daranno gli auguri, come ci fosse qualcosa da festeggiare. Come se oggi o dopodomani fossimo meno donna che nella data preposta al disboscamento intensivo delle mimose. A me le pubblicità sessuali fanno venire la voglia di fare qualcosa, di oppormi, di farmi sentire... di capire. Perché se è vero, come è vero, che Dolce e Gabbana fatturano per il 60% nel reparto donna, allora vuol dire che alle donne quella modella bellissima spinta a terra da un modello altrettanto bello e tenuta per i polsi in rassegnata (o vogliosa?) attesa di quel che potrebbe seguire, piace. Vorremmo essere al suo posto. Perché? perché è bella? perché è vestita come noi non potremo mai? perché il modello è un figo della madonna? perché tutti quei maschioni la concupiscono? perché ci hanno insegnato che il valore di una donna si misura in base a quanti maschi riesce ad irretire? Qualcuno mi risponda, per favore. Io tanto rinuncio a comprare da Dolce e Gabbana (bella forza, non me lo sarei mai potuto permettere!)
VOLTI DI DONNA... un commento
(foto tratta dal sito Saartsemerging)
Mi ero chiesta come mai nessuno di voi, così sensibili a mille problematiche, avesse avuto nulla da dire sul post VOLTI DI DONNA. Oggi è arrivato un commento anonimo, da Sil, proprio su quel post. Lei o lui, non so, solleva il problema delle madri assassine che considera la peggior espressione di crudeltà data al mondo. E' un tema forte, sul quale abbiamo riflettuto spesso anche io e Lory, meditando di scriverne un romanzo. Poi ci è sembrato prematuro e incanalato sull'onda lunga di Cogne e quindi... Comunque, grazie a Sil, della visita, della lettura e del commento. Spero che tornerai a trovarci. Invece a voi che siete ormai ospiti frequenti e graditissimi, lancio il tema delle madri assassine, perché secondo me merita...
p.s. date un'occhio al post precedente a questo e ascoltate un consiglio: Lory è una persona dolcissima, ma se sfodera gli artigli, altro che Freddy Krueger. Quindi meditate anche sul bellissimo tramonto che vi ha regalato e COMMENTATE!
A CHI TI STAI RIVOLGENDO?
Ragazzi, quanto mi diverto!!!
I commenti sono uno stimolo continuo e credo che questo sia il vero succo di un blog. Dunque, vediamo. Secondo D'Andrea gli scrittori recitano su carta il loro stesso copione. Secondo Gambaro (ormai una parte fondamentale di questo spazio, al punto che sto pensando di riservargli una rubrica) la domanda non era così peregrina, ero io che non l'avevo capita. Non per chi scrivi, quindi, ma a chi ti stai rivolgendo? Ci ho riflettuto prima di elaborare una risposta assolutamente indegna: DIPENDE. Il nostro adorato collega amante dei vampiri starà sogghignando (magari gli spunta anche un canino sospetto tra le labbra...) perché non è una vera risposta. Cerco di spiegare. NON CREDO AI FANTASMI era un racconto commissionato da uno di quei periodici per adolescenti (le adolescenti di dieci anni fa, se si trattasse di oggi avrei dovuto darmi al porno-soft). L'ho scritto con i vincoli di spazio e di tempo che ti da un giornale e il risultato è quello che avete avuto la pazienza e la voglia di leggere. Ma la vera scrittura sono, per me e Loredana, i romanzi. E qui il discorso si fa complesso. NEW YORK 1920 è un romanzo storico e già questo stabilisce un criterio: se non ami la storia, se non hai la curiosità di scoprire quanto l'uomo sia uguale e diverso col passare dei secoli, difficile che ti accosti a un libro del genere. Però c'è una ragazzina di tredici anni che non ama molto leggere, il cui massimo sforzo era stato fino ad oggi TRE METRI SOPRA IL CIELO, più per affezione a Riccardo Scamarcio che a Federico Moccia, che ha letto NEW YORK 1920 in due giorni, appassionandosi come solo una tredicenne sa fare. E non ama la storia... Morale? Se mi fermo a pensarci credo che io e Loredana abbiamo scelto un pubblico di una certa cultura, non necessariamente femminile, di un'età compresa tra i 25 e i 55 anni, che non si lasci attirare solo da una copertina luccicante, ma che cerchi dei contenuti. Poi, come ho detto, i fatti continuano a smentirci perché i lettori sono stati tanti e tutti diversi tra loro, da giovanissimi a molto anziani, da quelli molto colti a quelli che hanno solo la terza media. Morale: è vero che ogni parola, ogni virgola, ogni scelta crea un effetto di cernita nell'ampio paniere dei lettori, ma io mi rivolgo a chi ama sentir raccontare una storia, di qualunque genere essa sia.
PER CHI SI SCRIVE...
Mi è stato chiesto per chi ho scritto il breve racconto dell'ultimo post: per i lettori o per me stessa?
Credo sia una domanda peregrina perché, ma è una mia personalissima convinzione, gli scrittori scrivono per se stessi, SEMPRE. Nel caso mio e di Loredana c'è un intreccio e uno scambio in più, perché io scrivo per lei e lei scrive per me. Ma il succo, al di là del nostro simbiotico rapporto, non cambia. Scrivere è una necessità dell'anima. Chi scrive avverte l'esigenza di dare sfogo a pensieri ed emozioni che non trovano più posto all'interno di se stessi. Non ci sono messaggi da inviare, tanto meno educazione da impartire a chi leggerà ciò che scriviamo. In quelle parole ci siamo noi. Il paragone con il "pensatoio" di Albus Silente non è mio, ma me ne approprio perché i romanzi, i racconti, perfino questi post sono l'equivalente di un magico cratere dove riversare ciò che siamo, ciò che abbiamo vissuto, amato o sofferto. Ogni storia che viene partorita dalla nostra mente è autobiografica, della vita che stiamo vivendo o di quella che vorremmo vivere. In questo senso scrivere è l'unico, vero e reale gioco di ruolo. Perché scrivendo si può cambiare sesso, età, epoca, stile di vita. Si può provare cosa significa combattere, soffrire, morire. Io e Loredana nel tempo abbiamo vissuto nelle spoglie di una strega irlandese privata della vista, di una ragazza sfuggita ad una setta di fanatici religiosi e approdata nella modernità della Seattle degli anni '80. Abbiamo combattuto la Seconda Guerra Mondiale e le guerre indiane sul tracciato del Santa Fè Trail. Abbiamo soggiornato nelle città orbitali di un futuro che potrebbe essere più reale di quanto immaginiamo, abbiamo attraversato l'orizzonte degli eventi di un buco nero per scoprire che dall'altra parte non c'è niente di diverso da quello che abbiamo lasciato. E tutto questo l'abbiamo fatto perché era dentro di noi e chiedeva di uscire. Abbiamo "giocato" a essere qualcosa di diverso e, al tempo stesso, ad essere realmente noi stesse per come percepiamo la nostra essenza più intima, quella che il mondo non vede e non vuole vedere. Quindi... alla domanda "per chi hai scritto?", non posso rispondere che così... HO SCRITTO PER DARE VOCE A CIO' CHE SONO.
Aggiungo una frase di Fernando Pessoa che mi sembra estremamente esplicativa: LA LETTERATURA, COME TUTTA L'ARTE, E' LA DIMOSTRAZIONE CHE LA VITA NON BASTA.
SINTONIA A QUATTRO MANI
L'argomento e' sempre quello: come si fa a scrivere in due? Premesso che sia io che Loredana siamo perfettamente in grado di scrivere da single, resta l'enorme ed esclusivo piacere della collaborazione, compartercipazione, sintonia, appunto. Chi non l'ha mai provato non credo possa capire, ma io tento di spiegare. Io sono convinta che gli esseri umani abbiano molti diversi livelli di comunicazione, dei quali la parola e' solo il piu' evidente e superficiale. Sto parlando di telepatia, di un fluire comune di energie da due menti affini. Succede, quando siamo davanti al computer, che Loredana sia alla tastiera e che le sue dita digitino veloci esattamente le parole, le pause, le virgole e i punti che userei io. Anzi, che sto usando in quello stesso momento perche', senza che la mia voce esca dalle mie labbra, i miei pensieri stanno dettando alle sue mani. E' uno scambio favoloso, la prova che si puo' smentire coloro che pensano che siamo nati e muoriamo da soli. Io e Loredana non siamo la stessa persona, spesso la ucciderei per quello che dice, pensa e fa. E lei farebbe anche di peggio. Spesso assume con me l'atteggiamento da mamma, forte di un matrimonio consolidato e di due splendidi figli. Siamo coetanee, ma mi tratta come fossi un'altra figlia, anche un po' scapestrata. Spesso io cerco di farle un lavaggio del cervello, spingendola ad ampliare gli orizzonti, a tralasciare le faccende di una casa che sembra un'esposizione tanto e' perfetta. Succede che litighiamo. Ma se io penso al futuro, al successo dei miei libri (dico miei come lei dice suoi, perche' sono cosi' nostri da non aver bisogno di sottolinearlo), lei c'e' sempre, Al punto che mi viene da pensare che dovremmo inventare uno pseudonimo e scrivere con un unico nome, cosi' da evitare domande e spiegazioni o battute idiote. Come quella di un intervenuto ad una presentazione che ci chiese: quale delle due detta e quale scrive?
Spero che queste righe non risultino troppo criptiche e aspetto commenti... capito, Matteo?



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