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TRASLOCO...

di lauracostantini00it (09/03/2007 - 19:38)

Cari bloggers,

viste le difficoltà insite in questo tipo di piattaforma, abbiamo fatto un tentativo di trasloco sul splinder. Ci trovate all'indirizzo http://lauraetlory.splinder.com

Ovviamente, almeno per il momento, tutti e due i blog saranno attivi. Il trasloco potrebbe diventare definitivo una volta trasferiti i link da una parte all'altra e, visto che siamo due sonore schiappe con l'informatica, non è detto che la cosa sia poi così semplice.

Tutto ciò è stato fatto per consentirci di interagire con tutti voi come vorremmo e senza limite nel numero dei commenti da scambiare.

A presto o qui o lì...

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QUANDO A TORDI E QUANDO A GRILLI...

di lauracostantini00it (07/03/2007 - 15:17)

Non so quanti di voi conoscono il detto del titolo: il senso è che un giorno non scrivo niente e il giorno dopo troppo. Però lo spunto di oggi era troppo gustoso per tralasciarlo. Parliamo della polemica sulla pubblicità di Dolce e Gabbana che istigherebbe allo stupro. La comunicazione pubblicitaria, ormai da parecchio tempo, ha travalicato i comuni confini della decenza. Dolce e Gabbana arrivano buoni ultimi dopo Roberto Cavalli e i suoi serpenti fallici, Cesare Paciotti con le sue scarpe fetish indossate da donne completamente nude e in pose da kamasutra (domanda: ma le scarpe chi le guarda?), alcune marche di pneumatici o di aggeggi per l'automobile (indimenticabili le modelle discinte a cavallo di un'enorme candela!), alcune marche di profumi (Charlize Theron che si spoglia di tutto, fuorché del suo J'adore...) e via istigando a vedere le donne come merce non certo più costosa della scarpa, della borsa, del vestito, del profumo e altrettanto fruibile. Domani è l'8 marzo, altra grande mercificazione della donna. Domani tutti ci daranno gli auguri, come ci fosse qualcosa da festeggiare. Come se oggi o dopodomani fossimo meno donna che nella data preposta al disboscamento intensivo delle mimose. A me le pubblicità sessuali fanno venire la voglia di fare qualcosa, di oppormi, di farmi sentire... di capire. Perché se è vero, come è vero, che Dolce e Gabbana fatturano per il 60% nel reparto donna, allora vuol dire che alle donne quella modella bellissima spinta a terra da un modello altrettanto bello e tenuta per i polsi in rassegnata (o vogliosa?) attesa di quel che potrebbe seguire, piace. Vorremmo essere al suo posto. Perché? perché è bella? perché è vestita come noi non potremo mai? perché il modello è un figo della madonna? perché tutti quei maschioni la concupiscono? perché ci hanno insegnato che il valore di una donna si misura in base a quanti maschi riesce ad irretire? Qualcuno mi risponda, per favore. Io tanto rinuncio a comprare da Dolce e Gabbana (bella forza, non me lo sarei mai potuto permettere!)

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UN ASSAGGIO DI NEW YORK

di lauracostantini00it (07/03/2007 - 08:40)

E' con piacere che ho accolto la vostra proposta di pubblicare un intero brano del nostro "New York 1920 - Il primo attentato a Wall street". La scelta non era facile, cercavo qualcosa che desse un assaggio dell'atmosfera degli Anni Ruggenti, che introducesse i personaggi, che avesse un impatto emotivo... Poi ho pensato che c'erano alcune pagine che, seppure in maniera ridotta, potevano aiutarvi a familiarizzare un po' con i personaggi, con i loro sentimenti, con il loro modo di essere prima di essere travolti da avvenimenti che cambieranno per sempre il corso delle loro vite. Nel brano che segue troverete Eugenio e sua sorella Cecilia, i due ragazzi che lasciarono Napoli alla ricerca di una nuova vita in Ammerica, ma anche Lisbeth e Sidney, coloro che li aiuteranno ad integrarsi in un paese straniero con la forza dell'unico sentimento che non ha nazionalità...

Lisbeth percorse con un lungo e minuzioso sguardo la figura che se ne stava dritta e rigida al centro del suo ufficio, in piedi davanti alla scrivania. I capelli neri raccolti a crocchia, le sopracciglia folte sui grandi occhi neri tenuti pudicamente fissi sul pavimento, neanche un filo di trucco, due cerchietti di metallo ai lobi forati, una camicia bianca che aveva visto tempi migliori, una gonna lunga fino ai piedi che una volta doveva essere stata nera, uno scialle che doveva aver richiesto molto lavoro a colei che lo aveva confezionato all’uncinetto, al collo un filo con una medaglietta nascosta dentro l’allacciatura della camicia.

 

“Cristo Sidney! Sembra un quadro antico, roba da conquista del West!”, commentò Lisbeth accendendo la sigaretta infilata nel lungo bocchino.

 

Girò intorno a Cecilia. Era alta anche se, ne era sicura, non indossava tacchi. Ma con quegli stracci addosso non si riusciva a capire che forma avesse, se il corpo, sicuramente magro, fosse ben fatto o meno.

 

“Per lo meno è pulita. Sei sicuro che non sverrà dalla vergogna quando le avrò mostrato la divisa che deve indossare?”

 

Era tornata alla scrivania. Sidney si era seduto sul bordo.

 

“Non preoccuparti. Che ne diresti, piuttosto, di parlare di soldi?”

 

“Non fare il furbo con me, Sid, le tariffe le conosci: un dollaro a sera e può tenersi le mance. A patto che riesca a guadagnarsele.”

 

Cecilia era rimasta immobile, ad ascoltare. Non capiva una parola ma le piaceva il suono di quella lingua, il modo in cui la parlava quella donna elegantissima che teneva tra le dita un lungo bocchino di madreperla. Le invidiò i luminosi occhi verdi accuratamente truccati, i lunghi orecchini geometrici di strass, i lucenti capelli castani raccolti in uno chignon basso sulla nuca, il meraviglioso vestito verde smeraldo incrostato di ricami scintillanti. Ma soprattutto le invidiò la complicità con Sidney, il modo in cui si guardavano, si toccavano quando erano vicini. Si sentì drammaticamente divisa tra la sofferenza per ciò che non avrebbe mai potuto avere e la gioia per il mondo nuovo che le si stava aprendo davanti.

 

Qualcuno bussò alla porta e ne fece capolino Mike.

 

“Scusami Lisbeth, qui fuori c’è un dago vestito di stracci che non capisce una parola. Ripete solo il tuo nome. Lo faccio passare?”

 

“Buttalo fuori a calci.”

 

“No”, si intromise Sidney. “Scommetto che è Eugenio, il fratello di Cecilia…”

 

Lisbeth gli scoccò un’occhiata infastidita.

 

“Sid, non vorrei che per farti un favore con questa qui, io debba trasformare il locale nella casa dell’emigrante!”

 

“Allora?”, chiese Mike.

 

“Fa passare questo tizio, altrimenti non ne veniamo fuori”, sospirò.

 

Cecilia li guardava interrogativa.

 

“Hai detto tu a Eugenio di venire qui?”, le domandò Sidney.

 

“No, non sapevo neanche l’indirizzo…”

 

In quel momento il ragazzo entrò. Si guardò attorno poi si tolse la scoppola, appallottolandosela in mano.

 

“Eugenio, questa è la signora Lisbeth Temperley, la padrona di questo locale.”

 

L’esame fu reciproco. Eugenio era sporco e sudato, veniva direttamente dal lavoro, ma le rivolse un cenno di saluto con la testa, da pari a pari. I lucidi capelli neri assecondarono quel gesto e gli calarono sulla fronte, senza spegnere l’intensità dei suoi occhi azzurri. Non indugiò su Lisbeth, si rivolse a Sidney.

 

Aggio fernito o’ turno. Songo venuto a piglià sorema”, disse.

 

Sidney guardò il quadrante del suo orologio, erano le cinque e mezza del pomeriggio, Eugenio aveva sulle spalle dodici ore di lavoro e lui mai si sarebbe aspettato di vederlo piombare lì, sudato e impolverato.

 

“Come ci hai trovato?”

 

“Pare che questo posto, e la padrona sua, lo conoscono tutti. Avete finito?”

 

“Non ancora. Cecilia deve provare la divisa.”

 

Il tono di Sidney era neutro, ma Cecilia vi lesse comunque il fastidio. Lo stesso che provava lei al pensiero che Eugenio fosse lì, a giudicare l’abito che le avrebbero fatto indossare.

 

“Ora?”, chiese, sperando di poter rinviare.

 

“Ora.”

 

Lisbeth la affidò ad una delle sue ragazze.

 

“Non ci vorrà molto”, disse. “Il tuo amico fuma?”

 

Girò l’elegante scatola di madreperla piena di sigarette verso Eugenio. Il ragazzo accettò l’offerta e Sidney gli porse il proprio accendino dopo aver acceso un’altra sigaretta a Lisbeth. Lei ne prese una lunga tirata attraverso il bocchino, senza staccare gli occhi da Eugenio: era alto quanto Sidney e, al contrario di sua sorella, si vedeva che aveva spalle larghe e bacino stretto. Le mani, abbronzate come la faccia, erano grandi ma non rozze, aveva le dita lunghe.

 

“Qualcuno dovrebbe proporre al governo di utilizzare la quarantena a Ellis Island per insegnare la lingua a questi poveracci. Non mi piace escludere la gente dalla conversazione, ma non ho la tua stessa facilità con le lingue, Sid.”

 

“Se vuoi posso farti da interprete, ma dubito che tu ed Eugenio abbiate qualcosa in comune.”

 

“E tu e la colombella? Che avete in comune?”

 

Sentiva gli occhi di quello sconosciuto su di sé, sembrava che stesse studiando ogni suo atteggiamento. Ricambiò il suo sguardo attraverso una nuvola di fumo e nessuno dei due si decise ad abbassare gli occhi finché l’aprirsi della porta del bagno non portò la loro attenzione su Cecilia.

Ive, la segretaria di Lisbeth, le aveva truccato gli occhi con marcate linee nere e le aveva fatto indossare calze di sete operata, scarpe con il cinturino alla caviglia e il tacco alto e un abito di raso rosso fiammante, il colore del locale. Aveva esili spalline e le si appoggiava morbido sui fianchi, trattenuto da una fascia ricamata in oro. La gonna aveva ampi spacchi laterali e arrivava poco oltre il ginocchio.

 

Per un attimo nessuno parlò nella stanza. Cecilia aspettava soprattutto il verdetto di Eugenio.

 

“Fantastica!”, mormorò Sidney, accarezzandola con lo sguardo. Lui quel corpo lo aveva sentito attraverso la stoffa degli abiti, ricordava ancora la compattezza di quei seni sotto le mani e adesso li distingueva, accarezzati dalla stoffa lucente.

 

“Lasciati dire che vedi ben al di là delle apparenze”, commentò Lisbeth. “Se tu non ci tenessi tanto, sarebbe uno splendido articolo per le stanze del piano di sopra!”

 

Il viso di Eugenio era imperscrutabile e la sua indifferenza fu ciò che, più di qualsiasi parola, ferì Cecilia.

 

Rifiutarono il passaggio che Sidney offrì loro a bordo della sua Ford T coupè e, poco dopo, furono a bordo di un tram affollato diretto a Little Italy. Il sole si avviava al tramonto.

 

 

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PROMESSE

di lauracostantini00it (06/03/2007 - 08:48)

Che dire? Sono commossa. L'idea di aprire questo blog è nata proprio a seguito del romanzo NEW YORK 1920 - IL PRIMO ATTENTATO A WALL STREET, poi è subentrato il pudore. Mi piaceva parlare con voi, venirvi a cercare nei vostri blog, scambiare due chiacchiere e mi sembrava che i temi generali fossero più interessanti, e meno egocentrici, del romanzo mio e di Loredana. L'idea degli incipit me l'ha data Paolo Ferrucci del quale sto disperatamente cercando il libro MISTERO ETRUSCO ma ancora non l'ho trovato. Lui l'ho conosciuto tramite le ALI D'ARGENTO di Ilaria che mi hanno guidata verso LUCE NELLA RETE, verso REMO, verso Melchisedec, verso Diego D'Andrea... E' questo che volevo da un blog, è questo che ho cercato di dire nei post dei primi mesi, quando sembrava che un blog fosse solo un'isoletta in un arcipelago di isolette ognuna chiusa nel suo spazio. Sono contenta e vi prometto solennemente che quanto prima posteremo un brano del romanzo, nella speranza che vi incuriosisca al punto da volerlo leggere. Da parte mia prometto anche che da oggi in poi, è un'idea che mi frulla nel cervello da parecchio, per la verità, comprerò solo romanzi di autori semisconosciuti e di piccole case editrici. Qualcuno deve cominciare a farlo. E poi ne farò le recensioni che potranno anche essere stroncatorie, ma almeno ci saranno.

P.S. vi segnalo la segnalazione di N.Y. 1920 uscita su VIVIROMA WEB MAGAZINE http://www.viviroma.tv/documenti/2007/02_febbraio2007/libri_feb.html

Tag: promesse,romanzi

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INCIPIT OF NEW YORK

di lauracostantini00it (03/03/2007 - 16:11)

Quelli che seguono sono gli incipit dei ventisei capitoli (per la verità 24 più prologo ed epilogo) del nostro romanzo “New york 1920 – il primo attentato a Wall Street”. Lo scopo è darvi un assaggio dell’atmosfera l libro del quale, me ne sono resa conto adesso, vi ho parlato ben poco.

 

 

 

-          La Torre Sud non aveva ancora finito di accartocciarsi su se stessa quando Sidney Carmichael abbandonò la lista dei vini che stava preparando…

  La tovaglia di lino, ricamata a mano da sua nonna, era uno dei pochissimi lussi che avessero mai potuto permettersi...

 

   The Fire Drop doveva ancora aprire, ma Lisbeth era lì fin dal primo pomeriggio.

  Il loro bagaglio non era diverso da quello di tutti gli altri che stavano attraversando con passo incerto la vacillante passerella…

  La voce calda e sensuale di Glenda arrivava fin nello studio di Lisbeth.

  I giorni si trascinavano lenti a bordo della “F. Palasciano”.

  Perfino il sole saliva con un senso di spossatezza in quel cielo terso, cosparso di rapide nuvole candide.

  Un pallido sole, che stentava a trovare spazio in un cielo coperto di nuvole, mandò i suoi raggi attraverso la camera da letto di Lisbeth.

 Era stato un incubo. Le rapide parole di Sidney sul ponte del piroscafo non erano state sufficienti a farle capire cosa sarebbe successo…

 Rimanere chiusa nel suo ufficio, tra carte, documenti, fatture e mozziconi di sigarette che si ammonticchiavano nel posacenere di alabastro…

  Le indicazioni di Sidney erano state scrupolose. Ma trovare Mulberry Street non era stato facile.

   A Cecilia sembrava di essersi appena coricata quando una voce acuta e sgradevole la strappò dal sonno.

  Era una visita che si aspettava da qualche giorno quella che Mike le annunciò…

  La sera prima, al momento di cominciare il proprio turno di lavoro, Cecilia era stata fermata da Priscilla…

 Ognuno per la sua strada. Questo aveva pensato Eugenio quando aveva sentito sua sorella chiudersi alle spalle la porta…

  Quell’acquazzone estivo aveva tutta l’aria di voler trasformare la strada in un fiume.

 Dire che si aspettava quella convocazione a Broad Street, era sbagliare di poco.

  Andava riconosciuto a Priscilla che a letto avrebbe dato dei punti anche alla puttana più navigata.

  Cecilia non sentiva sua quella casa. Le sue cose erano ancora tutte riposte in una vecchia valigia…

  Era rimasto sorpreso dall’iniziativa presa da Lisbeth. Non che da una donna come lei non si aspettasse uno spirito battagliero.

 Lisbeth stava facendo colazione in terrazzo, all’ombra della tenda a strisce bianche e blu, quando Meggy le portò il telefono.

 Era stata la notte più lunga della sua vita. Un medico fidato aveva visitato Cecilia…

  Lisbeth si era assopita. Quelle sue giornate da convalescente avevano un andamento nebuloso…

 Cecilia aveva chiesto e ottenuto che quella notte, la loro prima notte di nozze, la trascorressero a casa loro, nel loro letto.

 La sinagoga di Elridge Street, dove Sammy Goldstein aveva organizzato il servizio funebre per Freddy, sorgeva ad un passo da Little Italy…

  Era andato tutto bene. Troppo. Cecilia aveva cominciato a pensarlo in quel 16 settembre di ventuno anni prima…Spero che almeno uno di questi abbia la forza di incuriosirvi. A presto.

Tag: newyork,romanzo

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NON SI POTEVA EVITARE... SANREMO!

di lauracostantini00it (02/03/2007 - 16:08)

Lo so, non ve l'aspettavate, ma non ho potuto evitarlo. Essendo io la lingua tagliente della Vita in Diretta, incaricata di dire peste e corna del 57° festival della canzone, adesso vi beccate il post riassuntivo di queste prime tre serate. Andiamo in ordine di importanza:

Michelle Hunziker esterna come neanche il Cossiga dei tempi d'oro. Ci informa sulle sue preferenze sessuali, sulle sue vicende gastriche, sul gergo romantico del suo primo fidanzato, sulle 500 rose rosse anonime che le hanno invaso il camerino. Soprattutto ci impone le sue velleità canore, del tutto inadeguate ad un simile palcoscenico. Voto: 8 perché riesce a fare tutto questo continuando ad essere la più amata dagli italiani!

Pippo Baudo è la vittima sacrificale, della Hunziker, di Del Noce, del ministro costretto a rivedere i tetti di spesa. E, proprio per questo, ci è simpaticissimo. Voto: 9 perché fare un festival e farlo bene non è mai stato facile (chiedetelo al povero Panariello!)

Daniele Silvestri: la sua PARANZA è semplicemente geniale. 10+

Milva: è stata furba a scegliersi Faletti come autore. Bella interpretazione anche se il titolo SHOW MUST GO ON rimanda a Freddy Mercury. E Freddy è sempre Freddy. 7+

Leda Battisti: ma non si poteva evitare? 4

Simone Cristicchi: chapeau ad uno dei testi più belli di questo festival. 9

Fabio Concato: tema interessante (la disoccupazione a 50 anni), esecuzione dignitosa. 6

Piero Mazzocchetti: c'era bisogno di un altro Bocelli? 5

Mango: lui rimane se stesso nei secoli, piacevole all'ascolto. 7

Stadio: anche loro rimangono fedeli a se stessi, però la canzone è carina. 7+

Amalia Gré: lo so che mi attirerò molte critiche, ma la trovo assolutamente narcolettica! 4

Zero Assoluto: nomen omen e non aggiungo altro. 0

Tosca: una canzone spettacolo, un film in tre minuti. Bravissima. 8

Velvet: la canzone si intitola TUTTO DA RIFARE, devo dire altro? 4

Nada: ansiogena e inquietante. 5

Paolo Meneguzzi: beh, sa fare di meglio, comumque... 6

Albano: prendete il Renato Zero più retorico (io lo adoro, ma quando è retorico lo è con la R maiuscola!), aggiungete l'inno nazionale sovietico, mescolate con gli acuti stridenti del signor Carrisi e otterrete la peggior canzone di questo festival. 3

Antonella Ruggero: il tema dei bambini nelle guerre non si adatta al festival. Lei ha una grande voce e una grande intensità, ma si veste come lo Yoda di Guerre Stellari (ha anche la stessa espressione, a guardar bene) e assume l'atteggiamento di chi è venuto a portare il verbo. Molto meglio VACANZE ROMANE. 7

Paolo Rossi: Domanda: ma se Rino Gaetano non aveva ritenuto la canzone degna di essere cantata, chi siamo noi per tirargliela fuori dal cassetto? In Italia si starà pure male, ma se Paolo Rossi canta, è anche peggio. 5

Johnny Dorelli: è vecchio, ma la voce mette ancora i brividi. Fosse pure solo per questo...8

Facchinetti padre e figlio: spero che i Pooh espellano dal gruppo Roby dopo questo duetto infamante con Francesco che è la negazione stessa della musica. 2

Marcella e Gianni Bella: sono più vecchi loro di Milva e Dorelli insieme. 3

e per concludere vorrei che, se non l'avete sentita, andaste a leggere il testo di PENSA la canzone di Fabrizio Moro, categoria giovani: pensa, prima di sparare, pensa... Di lui, se c'è un premio per il talento, si sentirà ancora parlare.

 

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RISPOSTE DI LORY

di lauracostantini00it (02/03/2007 - 10:35)

Carissimi Ilaria e Diego,

 

mi dispiace che abbiate preso il mio post come un attacco personale. Il mio intervento era volto a richiamare l’attenzione dei visitatori sulla mia presenza nel blog. Non siete i primi a dichiarare che non vi eravate accorti che a scrivere fossimo in due. E’ vero che dopo tanti anni di lavoro comune è difficile per un lettore accorgersi se a picchiare sui tasti sia stata io o Laura, e questo certamente gratifica il nostro sodalizio, ma  è altrettanto vero che io e Laura siamo diametralmente opposte e non accade spesso che la si pensi allo stesso modo su ciò di cui ci capita di discutere. Ora, ammetto che per chi non ci conosce fare un distinguo non è facile ma ritengo sia necessario se lo scopo di un blog è quello di farsi conoscere, di entrare in contatto con modi di essere e di sentire diversi. Sarò più chiara, io devo sapere se a scrivere una determinata cosa è stato Andrea o Ilaria, altrimenti come faccio a farmi un’idea di ognuno di voi? Accetto la critica sul termine snobismo, è un po’ forte ma del resto la mia voleva essere una provocazione… (ma da qui, Diego, a considerarlo un insulto alla tua intelligenza il passo è lungo…)  In quanto ai vostri blog vi assicuro che li ho visitati più spesso di quanto immaginate, ho commentato con Laura i vostri post, ma non mi sono rivelata perché… perché mi sentivo come se vi avessi conosciuto a casa della mia amica e mi fossi presa la briga di venirvi a trovare senza essere invitata. Che dirvi di più? A te, Ilaria, che non sei obbligata a commentare i miei post, ma avrò piacere che tu lo faccia se hai qualcosa da dire, e a te, Diego, che forse malgrado la differenza di età e sesso abbiamo qualcosa in comune: una buona dose di suscettibilità …:-)

 

Spero che la mia risposta sia stata esauriente e che l’ascia di guerra sia tornata sotto un bel paio di metri di buona terra.

 

Vi auguro un piacevole week end.

 

Lory

 

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VOLTI DI DONNA... un commento

di lauracostantini00it (01/03/2007 - 09:04)

(foto tratta dal sito Saartsemerging)

Mi ero chiesta come mai nessuno di voi, così sensibili a mille problematiche, avesse avuto nulla da dire sul post VOLTI DI DONNA. Oggi è arrivato un commento anonimo, da Sil, proprio su quel post. Lei o lui, non so, solleva il problema delle madri assassine che considera la peggior espressione di crudeltà data al mondo. E' un tema forte, sul quale abbiamo riflettuto spesso anche io e Lory, meditando di scriverne un romanzo. Poi ci è sembrato prematuro e incanalato sull'onda lunga di Cogne e quindi... Comunque, grazie a Sil, della visita, della lettura e del commento. Spero che tornerai a trovarci. Invece a voi che siete ormai ospiti frequenti e graditissimi, lancio il tema delle madri assassine, perché secondo me merita...

p.s. date un'occhio al post precedente a questo e ascoltate un consiglio: Lory è una persona dolcissima, ma se sfodera gli artigli, altro che Freddy Krueger. Quindi meditate anche sul bellissimo tramonto che vi ha regalato e COMMENTATE!

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