VOLTI DI DONNA
Sono volti di donna quelli che emergono dalla cronaca di questi giorni. E non sono volti felici.
Il volto tumefatto di Agnese, la diciassettenne appassionata di wind-surf cui è toccato in sorte assistere impotente all’esecuzione di due sue amiche da parte di due maschi, convinti che una donna non abbia il diritto di cambiare idea su un amore. Due omicidi premeditati, una donna che aveva scelto l’indipendenza e il mare di Capo Verde sepolta ancora viva mentre chiedeva pietà al suo aguzzino che diceva di amarla…
Il volto scavato nella pietra del dolore senza lacrime della vedova Raciti, che cammina in testa a cortei che non hanno comunque avuto il potere di fermare il dio calcio, così come lei non ebbe il potere quella sera di dire al suo Filippo: non andare. Era il suo lavoro mentre quello di questa donna giovane e indurita dal dolore è restare a casa a piangere chi non tornerà più.
Il volto sorridente della donna che parlava ai delfini e agli animali in genere. Un volto bello e pieno di vita che sorride dalle foto e sul quale un uomo (sono sempre uomini) ha infierito con un coltello, uccidendola nell’androne di casa per punirla del chiasso dei suoi cani, o forse del suo essere bella, realizzata, piena di amore e di gioia di vivere. Oggi anche queste sono colpe che si scontano con la vita, soprattutto se sei una donna.
Il volto bellissimo e artefatto di Anne Nicole Smith, la playmate erede di 500 milioni di dollari che è morta a 39 anni, forse perché si è tolta la vita, forse perché si è arresa. Voleva essere Marilyn Monroe ed è morta come lei, sola e disperata. Suo figlio maggiore se n’era già andato per un’overdose e lei non ha retto, nonostante fosse diventata di nuovo madre solo cinque mesi fa.
E per finire il volto dolcissimo e paffuto di Danieline, la figlia della playmate, la bambina più sfortunata del mondo sul cui corpicino, che vale 500 milioni di dollari e potrebbe valerne il doppio, si accaniscono tre aspiranti padri e una zia. Che schifo che fanno quegli uomini che oggi, con il cadavere di Anne Nicole ancora caldo, si azzuffano su chi, usando quella Barbie in carne ed ossa come gadget sessuale, sia riuscito per primo ad inseminarla, dando la vita a Danieline. Sbaglierò, ma fossi quella piccola e avessi la possibilità di scegliere, preferirei l’affetto di una madre in una capanna del terzo mondo. Magari morirei di stenti e di malattie entro i quattro anni, ma avrei avuto la gioia di un seno caldo cui aggrapparmi e di un paio di occhi pieni di amore.
Volti di donna. La dimostrazione che oggi, come ieri e come domani, nascere donna non è una fortuna. E, come canta Ligabue, le donne lo sanno, lo hanno sempre saputo.



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