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I FATTI SECONDO LORY 10

di lauracostantini00it (28/02/2007 - 19:49)

Eccomi giunta al mio decimo post, e sono anche riuscita a pubblicare la foto... credo.

Questa volta non voglio dirvi niente, intanto perchè l'immagine parla da sola e poi per punire un certo snobismo da parte di alcuni di voi. Sarò più chiara: possibile che, tranne Matteo, nessuno voglia mai condividere i miei pensieri?  Se è così, guardate attentamente la foto e il post scrivetelo voi!

Lory

Tag: tramonto

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NON UNO SCRITTORE, UN LIBRO...

di lauracostantini00it (27/02/2007 - 16:30)

C'era come la sensazione che mentre gli uomini vanno e vengono, nascono e muoiono, i libri invece godono di eternità. Quand'ero piccolo, da grande volevo diventare un libro. Non uno scrittore, un libro...

da Una storia d'amore e di tenebra di Amos OZ

Ho letto un'intervista a questo grande scrittore israeliano e mi hanno colpito queste parole:

domanda: può immaginare la sua vita senza scrittura? risposta: no. Scrivo da sempre, da quando avevo cinque anni. Senza scrivere non potrei vivere.

domanda: e se nessuno la leggesse? risposta: Scriverei ugualmente. Devo.

E' esattamente quello che ho sempre pensato e provato sulla mia pelle. Ho smesso di scrivere, in un certo momento della mia vita, pensando che ciò che stavo vivendo fosse più importante. Ma quando sei uno scrittore dentro, la vita vera non si nutre di sangue, ma di inchiostro. Devo scrivere, anche se in Italia i libri non si vendono, anche se ad ogni presentazione ti senti come la signora che organizza le riunioni della Tupperware e cerca di spacciare le ciotole di plastica che non servono a nessuno, anche se l'editore non si impegna e chi potrebbe non ti aiuta. Devo scrivere e c'è poco da aggiungere.

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LIBRI, COMMENTI E RISPOSTE

di lauracostantini00it (27/02/2007 - 09:44)

Ho visto che nei blog che frequento abitualmente è uso corrente scambiare commenti e risposte a raffica. Piacerebbe anche a me farlo, ma il form di questo blog è piuttosto sfigato e non lo consente visto che visualizza un tot di commenti e non più. Questo per spiegare che adoro i vostri commenti e ne colgo spunti per i post a seguire. Li leggo con attenzione ma non rispondo direttamente perché non posso. Per esempio, mi sarebbe piaciuto rispondere alla mia coinquilina di blog, Loredana, nel suo sfogo circa le categorie che la annoiano mortalmente. Lo faccio qui, perché, ohibò, mi riconosco in parecchie di quelle categorie: i buoni (sono buonissima, giuro), i samaritani (mi piace aiutare il prossimo), gli ottimisti (l'ottimismo è il sale della vita, che diamine!), i capaci (sono capace a fare un sacco di cose), anche i superbi, vah! Quindi mi sono chiesta: come fa Loredana a sopportarmi da un sacco di anni a questa parte? Gliel'ho chiesto ieri sera ed ho scoperto che mi è stata concessa una deroga speciale, ma non illimitata, quindi se non voglio essere bollata come "persona non grata" devo stare attenta a dove metto i piedi... Scherzo, naturalmente (forse Lory no, ora che ci penso). Avete dato un'occhiata al profilo? Ecco, volevo contestare la categoria sto leggendo. Il gerundio è un tempo verbale che indica il work in progress, però io sono talmente veloce nella lettura che dire STO LEGGENDO è assolutamente inadatto. Ho letto è sicuramente più adatto per la mia bulimia letteraria. Quindi, ho letto: OLIVE COMPRESE (bocciato), AVORIO (promosso ma è troppo breve), COSA TI ASPETTI DA ME di Lorenzo Licalzi (ve lo consiglio), ASIA di Tiziano Terzani (consigliato anche questo, soprattutto se amate un certo tipo di giornalismo), QUESTA STORIA di Alessandro Baricco (bah, che vi devo dire? carino...), NOVECENTO sempre di Baricco (bello, innegabilmente), FULL OF LIFE di John Fante (bello, ve lo consiglio). E per il momento basta, anche perché mi sto rendendo conto di fare l'errore che ho imputato agli altri: recensire libri famosissimi! Però questa non è una recensione e mi sento di aggiungere LA NEVE SE NE FREGA di Luciano Ligabue. Adesso sono rimasta a corto di libri da leggere, ma è meglio. Così posso concentrarmi sul prossimo best seller che io e Lory stiamo scrivendo.

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PROFILI

di lauracostantini00it (26/02/2007 - 22:20)

STIAMO LEGGENDO: La donna della domenica di Fruttero e Lucentini (Lory); Olive comprese di Andrea Vitali e Avorio di Matteo Gambaro (Laura)

ABBIAMO VISTO: Doctor House, immancabilmente, tutti i venerdì, R.I.S., Lost (Lory); Doctor House, E.R., C.S.I., Grey's Anatomy, Cold Case e, crepi l'avarizia Bones (Laura). Come avrete notato usciamo molto la sera...

COSA LORY SI RIFIUTA DI VEDERE: Amici di Maria de Filippi, Sanremo, Notti sul ghiaccio, Distraction, Mi manda RaiTre (ho sviluppato allergia) e Chi l'ha visto? Io no, mai, giuro!

COSA LAURA E' COSTRETTA A VEDERE: Notti sul ghiaccio (dal vivo tutti i sabato sera), Il Festival di Sanremo (per tutta la settimana) e tutti gli show dove i cosidetti VIP esternano il meglio di loro.

ODIO: vi rimando al post immediatamente precedente questo (Lory); l'insaziabile sete di apparizioni televisive di alcuni dei miei colleghi (Laura).

ADORO: le zeppole di San Giuseppe (Lory); il lunedì (Laura)

ABBIGLIAMENTO: questa stavolta la bypasso, mi da di hot line (Lory); sono nel periodo hippy, quindi gonnellone zingaresco e orecchini a lampadario (Laura)

CI PIACEREBBE CHE CI REGALASSERO: un viaggio in Irlanda per festeggiare l'...esimo anniversario della nostra amicizia (Lory e Laura)

CI PIACEREBBE CHE CI RUBASSERO: l'ultimo regalo di mia suocera (Lory); la mia capacità di risolvere sempre e comunque i problemi di lavoro (Laura)

CI PIACEREBBE RUBARE: uno yacht per farmi una crociera nel Mediterraneo (Lory); un collier di diamanti da qualche migliaio di carati (Laura)

ABBIAMO FATTO OGGI: ho parlato con i professori di mio figlio, sigh! (Lory); ho trascorso le mie solite sei ore in una saletta di montaggio (Laura)

IL PENSIERO DI OGGI (riferito a quanto sopra): che palle!!!

IL CONSIGLIO DEL GIORNO: fate come noi, chiudete la giornata facendo qualcosa che vi piace.

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I FATTI SECONDO LORY 9

di lauracostantini00it (26/02/2007 - 07:49)

Ho promesso ad un amico ( spero di poterlo considerare tale nonostante la nostra conoscenza si limiti a scambi di post e a quanto sappiamo uno dell’altra dalle parole di un’amica comune) che gli avrei spiegato quali sono le cose che mi fanno addormentare. Tutto è partito da una battuta ma, come succede spesso nella vita, dalla comicità si cade nel serio e così…

 

 

Mi inducono al sonno i falsi filosofi, sempre pronti a scandagliare fatti ed eventi alla ricerca dell’essenza di una vita che gli sta stretta; i pensatori, concentrati sulle idee a tal punto da lasciarsi scorrere tra le dita come aria la realtà che li circonda; i saggi, elargitori di consigli non richiesti, sordi alle altrui motivazioni e ai richiami del cuore; gli interventisti, primi a scuola e ultimi nella vita, nascosti dietro gli altri e visibili solo quando si tratta di salire sul carro dei vincitori; i samaritani, protesi alla salvezza del prossimo nel vano tentativo di riscattare se stessi aiutando gli altri; i moralisti, incapaci di vivere emozioni e sentimenti e per questo inclini a giudicare gli altri; gli analisti ( sottospecie dei filosofi), che trascorrono la vita ad investigare presente, passato e futuro e alla fine vengono inghiottiti dal vuoto di cui sono fatti; i buoni, perché dimenticano troppo spesso che senza i cattivi non esisterebbero;  gli ottimisti, che occultano la paura di vivere dietro un sorriso a 360°; i seri, che hanno perso la capacità di esorcizzare il dolore con l’umorismo; i capaci, che sanno fare tutto e fanno tutto senza amore; i superbi, destinati al suicidio il giorno che scopriranno di non essere stati d’aiuto a nessuno, neanche a se stessi;  gli aggressivi, che credono basti alzare per dare validità alle proprie idee; i super partes, che non prendono posizione per opportunismo; gli ultras che traslocano la vita su un campo di calcio; i fondamentalisti, a qualsiasi religione appartengano, perché hanno la pretesa di insegnare agli altri come vivere il proprio intimismo; i tradizionalisti, perché ci impediscono di crescere; gli integralisti (non in senso religioso, quanto piuttosto come stile di vita, li riconosci da quello che mangiano, bevono, leggono) perché si pongono dei limiti;  gli educatori ( ruolo che riconosco solo ai genitori, i quali per altro sono inclini a demandare a nonni ed istituzioni scolastiche) perché sono allergica alla disciplina; gli emuli, perché mancano di originalità; i magnanimi, perché si concedono senza convinzione … e potrei continuare per ore ma credo di avervi già annoiato abbastanza. Tornando a bomba, tutti costoro mi inducono al sonno, perché quando penso a delle persone così, a quanto il mondo ne sia contaminato, a quanto le nostre esistenze ne siano infestate, vengo presa da un’irresistibile voglia di mettermi al letto, chiudere gli occhi e lasciarmi andare alla fantasia del sogno, meno realistica, spesso deleteria ma tremendamente rigenerante!

 

 

Spero di non avervi rovinato la giornata…

 

 

Lory

 

 

P.S. Un vero e proprio attacco di narcolessia me lo provoca il Corso di Scrittura di Alessandro Baricco edito dalla De Agostini!!!

 

 

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KHODIA E ALTRI PENSIERI

di lauracostantini00it (23/02/2007 - 08:58)

Ieri, tornando a casa, ho trovato nella cassetta della posta una lettera che mi ha fatto molto piacere. Me la spediva Actionaid International per ringraziarmi di essere, ormai da tre anni, mamma a distanza di Khodia. Già tre anni, ho pensato mentre leggevo. Sembra ieri che, in occasione di un compleanno che, a torto o a ragione ritenevo fondamentale nella mia vita, ho deciso di farmi un regalo speciale: adottare un bambino a distanza. Non è stato facile trovare l'associazione che mi desse fiducia ma alla fine ce l'ho fatta. La bimba si chiama Khodia, ha ormai sette anni, vive in un villaggio del centro Africa e ogni sei mesi ricevo una sua letterina con i disegni fatti a pennarello e qualche frasetta in francese che, devo dire, stento parecchio a decifrare più per la grafia che per la lingua. Ma non è questo l'importante. L'importante è che da tre anni a questa parte Khodia può contare su di me. Forse non la incontrerò mai, forse non saprà mai che faccia ho, però credo che sapere che una persona così lontana da lei abbia deciso di aiutarla, di farsi carico della sua istruzione e delle necessità primarie del suo villaggio, della sua famiglia, possa farla crescere con una concezione del mondo migliore di quella che potrebbero formarsi tanti altri bambini africani. Ed è questo quello che conta veramente, diffondere fiducia nel genere umano. La foto che ho annesso ritrae i monti del Nepal e il collegamento tra l'Africa e il paese sul tetto del mondo passa attraverso il mio cuore, perché lì ho conosciuto gente che mette in pratica, ogni giorno e senza essere mai venuta in contatto con le Sacre Scritture occidentali, il comandamento: ama il prossimo tuo come te stesso. La famiglia Thapa, che mi ospitò in Nepal per un intero mese nel 2004, avrà per questo la mia eterna gratitudine, morale e materiale, perché mi ha insegnato cosa significa essere buoni con gli altri senza aspettarsi niente in cambio. Ce ne sarebbe di che parlare per mesi e consiglierei un viaggetto da quelle parti a parecchi sacerdoti cattolici che, tutti presi a dirci come e con chi dobbiamo fare sesso, hanno dimenticato la vera portata della loro missione. Credo che le religioni rivelate (cattolica, ebraica e musulmana) siano responsabili della maggior parte delle assurdità che si compiono su questo pianeta dalle crociate, alle guerre sante, alle presecuzioni, al conflitto perenne in Palestina e via di questo passo. Abbiamo avuto in sorte un dono enorme, che è il nostro cervello. Ma lo abbiamo usato per distruggere, più che per creare e capire. La prima vera arma atomica messa in mano al genere umano è stata la conoscenza. Se ne potevano trarre meraviglie (come è fortunatamente avvenuto), ma anche catastrofi (che non sono mancate e continuano ad aumentare). Oggi credo abbiamo in mano tutti gli strumenti per decidere di ragionare liberi da condizionamenti esterni, cercando soltanto in noi stessi le risposte, senza affidarci all'interpretazione del parroco, dell'imam o del rabbino di turno. Ognuno di noi è in grado di trovare la strada giusta da seguire: quella del rispetto per se stessi e per gli altri. Allora perché non lo facciamo?

E con questa domanda cosmica chiudo questo post di riflessione e vi invito a fare un salto sul sito www.actionaidinternational.it e, stasera, a sintonizzarvi su RaiUno alle 21 circa. Nel programma di Carlo Conti "Fratelli di Test" la redazione della Vita in Diretta gareggerà sulle canzoni di Sanremo contro altre categorie. Faremo una figura barbina, ne sono certa. Ma ci sarò anche io, in quasi tutto il mio splendore!

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PAROLE E METEORITI

di lauracostantini00it (21/02/2007 - 08:42)

PAPA, IL MONDO SARA' SALVATO DALLE PAROLE?

NO, TESORO, DAI METEORITI!

(Citazione non testuale da una vignetta pubblicata dal Corriere della Sera)

Stamattina mi sono svegliata con il pensiero di APOPHIS in testa, avete presente quel sassolino che tra circa 29 anni dovrebbe passare a farci una visita? Quello. Non che la cosa mi renda felice, però riflettevo su quanto siamo anestetizzati dal cumulo di informazioni che ci piovono addosso tutti i giorni. Un masso della grandezza di un campo di calcio corre verso di noi, minacciando di realizzare scene che neanche DEEP IMPACT e, tutto sommato, non ci preoccupiamo per niente. Servirebbe a poco, direte voi. Vero, però almeno dovrebbe far riflettere sulle priorità della vita. Sull'opportunità di prendersela troppo per le beghe sul posto di lavoro (come faccio io). Di farsi venire il sangue amaro quando la cretinetta in SMART (si, quelle simpatiche vetturette che vengono vendute solo dietro esibizione di una patente certificata di "maleducato arrogante patologico"), con l'occhiale da sole fasciante all'ultima moda anche all'una di notte ti taglia la strada e ti alza pure contro il dito medio con unghia posticcia french-manicurata. Di lasciarsi andare alla depressione sulle note di GOCCE DI MEMORIA di Giorgia solo perché si ha voglia di assaporare il ricordo delle passate sofferenze. Di sentirsi incompresi e fuori posto in un mondo che non riconosciamo più.

Ed è a questo punto che l'ipotesi di APOPHIS dovrebbe cambiarci le prospettive, completamente. Il mondo, tra 29 anni, potrebbe non essere più questo cumulo di ingiustizie, di sopraffazione, di consumo che vediamo oggi... potrebbe essere molto peggio! La vignetta che ho citato all'inizio mi è sembrata così semplice eppure così significativa. Perché se ci fermassimo a pensare a quello che potrebbe succedere tra così poco tempo, potremmo diventare improvvisamente tutti migliori. Almeno così succede nei film catastrofici made in Hollywood. E allora mi viene un'idea strana: e se APOPHIS fosse una fortuna invece che una tragedia? E se la sola sua vicinanza creasse una sindrome da fine del mondo che ci aprisse gli occhi? Vuoi vedere che è vero che il mondo non lo cambiano le parole, ma i meteoriti?

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I FATTI SECONDO LORY 8

di lauracostantini00it (20/02/2007 - 19:29)

Il sapore gustoso del fattush, un’insalata di cetrioli e pomodori al profumo di menta servita con crostini, le venne guastato dalle immagini del quarto attentato dall’inizio della Pasqua ebraica. Durante il giro con il rettore, aveva scoperto che esisteva una sala tv adiacente alla mensa, dove era possibile gustare un profumato caffè. Il televisore era sintonizzato su Al Jazeera e un immediato silenzio calò sulla sala mentre lo speaker annunciava che nella città di Haifa, un kamikaze si era fatto esplodere pochi minuti prima nel ristorante Matza, all’interno del centro commerciale Grand Kanion. Si contavano decine di morti e testimoni parlavano di persone in fiamme che tentavano di fuggire.

 Juliette si guardò intorno, in preda a un improvviso senso di nausea. Scorse più di un sorriso. Qualcuno azzardò un applauso che non ebbe seguito, ma non era sicura che se lei non fosse stata presente non si sarebbe levata un’ovazione. Mentre Bashar, che aveva pranzato con lei, la invitava ad uscire, i suoi occhi incontrarono quelli di Aisha. Non si era accorta della sua presenza prima, non sapeva che frequentasse Birzeit. Lo sguardo che le rivolse non era cordiale sebbene non nascondesse di averla riconosciuta per la straniera che si era intromessa nei loro discorsi da Zalatino. Neanche quello di Juliette fu uno sguardo caloroso. Era evidente che Aisha e Rhamul erano arrivati insieme a Birzeit, forse in quel momento lei sapeva dove si trovava il ragazzo, cosa stava facendo. Era evidente che Aisha considerava Rhamul una sua proprietà. E lui? Quali erano i loro veri rapporti? Era la donna che avrebbe sposato? La gelosia le divampò dentro sconosciuta e prepotente, cancellando anni di libertà sentimentale, di rapporti leggeri, giocosi, quasi amichevoli. Rhamul non era ancora l’amore, non poteva esserlo dopo soli due giorni. Ma non aveva provato per nessuno quello che provava per lui. Il gioco di sguardi durò qualche istante e Juliette mise nel proprio una sfida: chiunque fosse Aisha, Rhamul in quel momento apparteneva a lei e a nessun altro!

  Bashar non si era accorto di niente. Il suo pensiero era rimasto alle immagini di devastazione trasmesse da Haifa e imputò a quelle il turbamento di Juliette.

 “Mi dispiace…”, mormorò. “L’esasperazione a volte rende crudeli… Non si dovrebbe applaudire la morte di altri esseri umani, ma…”

 “Non è colpa tua. Non so bene di chi sia, ma non è tua.”

 “Neanche se ti dico che ho partecipato all’Intifada?”

 Juliette lo guardò, cercando di scacciare il pensiero di Aisha e di Rhamul. Bashar era alto, troppo magro, con occhi dal taglio triste e di contrasto una bocca sempre disposta al sorriso.

 “Tranquillo, da che sono qui, e sono solo due giorni, non ho conosciuto palestinese che non l’abbia fatto.”

 “E lo trovi divertente?”

 “Trovo divertente che vogliate scusarvene con me, mentre non battete ciglio davanti a spettacoli come quello di poco fa. Ma comincio ad abituarmi…”

 “Tu ci giudichi dei barbari, vero?”

 “Io non vorrei ergermi a giudice né per voi né per gli israeliani, ma mi risulta sempre più difficile esaminare i fatti con il distacco dovuto alla mia professione.”

 “Allora il tuo parere qual è?”

  “Come la maggior parte degli esseri umani, sono contraria alla guerra, qualunque ne sia la giustificazione. A voi palestinesi imputo quella che reputo la distorsione più orrenda della religione: cercare il paradiso infliggendo la morte a se stessi e agli altri.”

 “Lo capisco. Ma tu devi capire che siete voi occidentali ad avere della morte una concezione diversa dalla nostra. Voi non riuscite ad accettarla, a vederla come parte integrante della vita. Eppure molti di voi, nel passato, hanno scelto di immolarsi in nome di una causa giusta. Tu sei francese e, se non sbaglio, in Francia molti partigiani sono morti combattendo contro l’occupazione nazista… e sei proprio sicura che non abbiano causato vittime innocenti?”

 Juliette si rese conto di essere stata arrogante. Non per quello che aveva detto, ma per quello che aveva pensato. Mentre passeggiava nei viali silenziosi accanto a quel ragazzo, capì di essersi posta in una posizione di superiorità, di non aver neanche immaginato che Bashar potesse sostenere un contraddittorio. E non si nascose che quella bassa considerazione derivava dal fatto che lui fosse palestinese.

 “E’ vero, hai ragione. Ma da allora sono passati sessant’anni, il mondo è cambiato e la morte non è più un valore assoluto.”

 “Non per voi, che avete tutto. Ma per un ragazzo palestinese, che ha visto morire compagni, parenti, figli o genitori sotto il fuoco nemico, la morte da mufachach diventa un prezzo accettabile da pagare per la libertà.”

 “Una libertà della quale lui non godrà, così come non ne hanno goduto decine e decine di kamikaze prima di lui. Come pretendete che gli israeliani apprezzino il valore delle vostre vite, se voi siete i primi a non tenerle in alcun conto? Ma non capisci che il vostro disprezzo per la vita è l’unica cosa che i non musulmani non riusciranno mai ad accettare di voi? Non capisci che la vostra religione è anacronistica? In un mondo che va sempre più verso lo stato laico, siete gli unici a restare ancorati, con almeno un paio di secoli di ritardo, ad una concezione teocratica. E’ questo il vostro limite.”

  Bashar annuì.

  “E’ vero. Ma anche voi occidentali avete un limite. I musulmani nel mondo solo oltre un miliardo e, a fronte di questo, voi pretendete di continuare a gestire le risorse più preziose del pianeta: quelle energetiche. Sappiamo tutti che Israele è appoggiato dal mondo occidentale in quanto sentinella avanzata dell’Occidente e primo guardiano del petrolio in Medio Oriente. E qui sta il vostro problema: saranno sufficienti lo spettro dell’atomica e delle armi di distruzione di massa a mantenere il coperchio sul calderone di trecento milioni di arabi mediorientali? Voi non siete preparati a una guerra di logoramento. Noi si.”

 “Non è una cosa di cui andare fieri.”

 “No, ma è un dato di fatto. Così come è un dato di fatto che mantenere il Medio Oriente in perenne agitazione è una precisa scelta da parte delle potenze occidentali. Prova a immaginare cosa sarebbe questa terra se israeliani e palestinesi riuscissero a convivere pacificamente. Potremmo diventare uno stato potente, pronto a dettare le proprie condizioni sui mercati internazionali. Riesci a immaginare niente di più pericoloso che il fiuto per gli affari dei giudei e l’abilità di mercanti degli arabi? Non è un caso se le nostre armi sono prodotte tutte in Occidente, ce le vendete nella speranza che finiremo per ammazzarci tutti l’un l’altro.”

 “Se siete coscienti di ciò, perché fate il gioco dell’Occidente?”

 Bashar si strinse nelle spalle.

 “L’hai detto tu: la religione è il nostro limite. Conosci qualche musulmano disposto a farsi governare da un giudeo?”

 Juliette rise.

 “Se è per questo non conosco neanche un ebreo che sia disposto a obbedire a un musulmano. Sei in gamba, Bashar.”

 “Lo so, e sono anche un ottimo chitarrista. Stasera ti offro una versione inedita di Imagine di John Lennon.”

 “Per il momento, offrimi il tuo profilo. Voglio farti qualche foto.”

 Volevo darvi un assaggio del nostro romanzo "La guerra dei sordi". Non so se ci sono riuscita. Se si, fatemi sapere cosa ne pensate.

Lory

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LIBRI E BLOG

di lauracostantini00it (20/02/2007 - 16:28)

 Mi sono fatta una giro sui blog che parlano di libri e devo dire che sono rimasta piuttosto delusa perché mi sembra quanto meno inutile trovare post di recensione su Giorgio Faletti, Jane Austen, Ernst Hemingway, Andrea De Carlo. A che serve parlare di libri che hanno venduto centinaia di migliaia di copie, che appartengono all'immaginario collettivo, che troviamo addirittura nelle antologie scolastiche? Non ho niente contro la letteratura straniera, anzi, sono un'amante della narrativa americana da sempre e ritengo che i loro autori abbiano fatto moltissimo per svecchiare una certa tendenza tutta europea a scriversi addosso, concentrati sul proprio ombelico (se non ancora più in basso). Ma quando penso ad un blog che parla di libri, immagino un luogo virtuale dove scrittori giovani (non di età anagrafica, ma di esperienza) si scambiano impressioni, consigli, anche critiche velenose, perché no? Un blog deve dare spazio al nuovo, a qualcosa che non sia già di dominio pubblico. Secondo me è una vetrina, un tentativo di farsi vedere. Quindi adoro Giorgio Faletti, ho amato qualcuno dei romanzi di Andrea De Carlo. Dirò di più, ho apprezzato perfino TRE METRI SOPRA IL CIELO di Federico Moccia, ma se devo parlare di libri preferisco che siano appena editi, possibilmente da qualche piccolo editore, e che siano stati scritti da autori esordienti. Questo per dire che se qualcuno passando da queste parti volesse segnalare un libro, è libero di farlo, anzi, è il benvenuto. Ma a patto che non vengano a dirmi che GUERRA E PACE è un capolavoro perché, ve lo dice una giornalista, non è affatto una notizia!

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IL VALORE DELLA MUSICA

di lauracostantini00it (16/02/2007 - 08:49)

Mi è stata fatta una proposta che ho immediatamente accettato: aderire a VASCOBLOG.COM, un sito che consente di leggere moltissimi blog, sugli argomenti più diversi, ascoltando contemporaneamente la radio. Non solo, mentre si legge in basso scorrono i titoli delle canzoni in onda in quel momento su alcune stazioni, quindi cliccando si può ascoltare la propria hit preferita, continuando tranquillamente a leggere. Dal momento che ho sempre considerato la musica un valore aggiunto alla lettura, al punto che io e Loredana abbiamo scritto il primo, credo, romanzo musicale mai ideato (un cd multimediale sul quale si legge e nel momento in cui i personaggi ascoltano una canzone, anche il lettore la ascolta), credo che aderire alla proposta di www.vascoblog.com sia assolutamente adatto ai temi e agli argomenti che vengono trattati da me e Loredana in questo spazio. Quindi, buona lettura e buon ascolto a tutti.

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VINCENZO BOCCIARELLI

di lauracostantini00it (15/02/2007 - 18:22)

Questa foto risale alla presentazione che si e'  tenuta nella saletta privata dell'HARRY'S BAR di via Veneto a Roma lo scorso 20 settembre 2006. Ne sono venuta in possesso soltanto adesso e voglio cogliere l'occasione per ringraziare ancora una volta il grandissimo amico Vincenzo Bocciarelli per la sua disponibilita' e per l'intensita' che ha messo nell'interpretare alcune pagine del nostro romanzo NEW YORK 1920. E' stata un'emozione grandissima sentire i personaggi che io e Loredana abbiamo creato prendere vita attraverso la sua voce, i suoi gesti, la sua eccezionale capacita' di cambiare volto, registro, addirittura fisicita'. Vincenzo e' un bravissimo attore che molti conoscono per la sua interpretazione nelle due serie di ORGOGLIO. Ma posso assicurarvi che solo sentirlo recitare dal vivo gli rende piena giustizia e considero un vero onore il fatto che abbia voluto calarsi nei panni di Salvatore D'Aquila, il boss di Cosa Nostra che appare sulle nostre pagine. Se volete sapere di piu' su di lui, visitate il suo nuovissimo sito www.vincenzobocciarelli.it.

Ciao, Vincenzo, e grazie ancora

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AVORIO

di lauracostantini00it (15/02/2007 - 08:50)

Oggi voglio segnalarvi un libro che ho letto con molto piacere:

AVORIO di Matteo Gambaro, Magnetica Edizioni

Chi frequenta abitualmente questo blog sa che Matteo è un habituèe così come io e Loredana siamo spesso ospiti nel suo che trovate linkato tra i siti preferiti. Tutto questo per dire che aspettavo da tempo e con ansia l'occasione di leggere la sua ultima produzione letteraria. Si tratta di tre racconti accomunati da un tema quanto mai intrigante, i vampiri, e da un personaggio che promette grandi sviluppi, l'ispettore Carnielli. I tre racconti sono stati evidentemente scritti in periodi e sotto influenze diverse ma mantengono quella che a mio parere è la più grande qualità narrativa di Matteo: il lavoro sulle immagini. Le parole si visualizzano immediatamente ed assumono la potenza evocativa di certi fumetti d'autore che riescono a colpire come pugni nello stomaco. E' il caso soprattutto del racconto che da il titolo alla raccolta, AVORIO. Ritmo velocissimo, uso di termini onomatopeici, frequenza cardiaca e respiratoria portata al massimo. La sua forza è la velocità, esattamente quella di una pallottola. Il suo punto debole è che si vorrebbe durasse più a lungo, ma questo è un escamotage dell'autore per prepararci all'uscita del suo prossimo romanzo. Potente ed assolutamente originale è IL BORGO, il più lungo dei tre racconti, nel quale l'autore è riuscito ad invertire totalmente il connubio buio-paura, luce-salvezza. E non vi dico di più per non rovinarvi il piacere della lettura. ASPETTANDO IL FIGLIO evoca un'atmosfera dolente, di inutile attesa, toccando un tema molto caro a Matteo Gambaro: quello del vampiro come essere destinato alla sofferenza, non diversamente da un tossicodipendente. Non sono la prima a dirlo, ma AVORIO dimostra che si può prendere un tema quanto mai sfruttato, quello dei vampiri, e renderlo assolutamente nuovo. A tutti voi consiglio di leggerlo e a Matteo Gambaro chiedo di regalarci, la prossima volta, molte più pagine di terrore!

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DEDICATO A FEDERICA MONTELEONE

di lauracostantini00it (14/02/2007 - 08:45)

 vi allego l'approfondimento che mi è stato richiesto da RADIO AZZURRA sui 93.07 FM mhz

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VOLTI DI DONNA

di lauracostantini00it (12/02/2007 - 08:55)

Sono volti di donna quelli che emergono dalla cronaca di questi giorni. E non sono volti felici.

Il volto tumefatto di Agnese, la diciassettenne appassionata di wind-surf cui è toccato in sorte assistere impotente all’esecuzione di due sue amiche da parte di due maschi, convinti che una donna non abbia il diritto di cambiare idea su un amore. Due omicidi premeditati, una donna che aveva scelto l’indipendenza e il mare di Capo Verde sepolta ancora viva mentre chiedeva pietà al suo aguzzino che diceva di amarla…

Il volto scavato nella pietra del dolore senza lacrime della vedova Raciti, che cammina in testa a cortei che non hanno comunque avuto il potere di fermare il dio calcio, così come lei non ebbe il potere quella sera di dire al suo Filippo: non andare. Era il suo lavoro mentre quello di questa donna giovane e indurita dal dolore è restare a casa a piangere chi non tornerà più.

Il volto sorridente della donna che parlava ai delfini e agli animali in genere. Un volto bello e pieno di vita che sorride dalle foto e sul quale un uomo (sono sempre uomini) ha infierito con un coltello, uccidendola nell’androne di casa per punirla del chiasso dei suoi cani, o forse del suo essere bella, realizzata, piena di amore e di gioia di vivere. Oggi anche queste sono colpe che si scontano con la vita, soprattutto se sei una donna.

Il volto bellissimo e artefatto di Anne Nicole Smith, la playmate erede di 500 milioni di dollari che è morta a 39 anni, forse perché si è tolta la vita, forse perché si è arresa. Voleva essere Marilyn Monroe ed è morta come lei, sola e disperata. Suo figlio maggiore se n’era già andato per un’overdose e lei non ha retto, nonostante fosse diventata di nuovo madre solo cinque mesi fa.

E per finire il volto dolcissimo e paffuto di Danieline, la figlia della playmate, la bambina più sfortunata del mondo sul cui corpicino, che vale 500 milioni di dollari e potrebbe valerne il doppio, si accaniscono tre aspiranti padri e una zia. Che schifo che fanno quegli uomini che oggi, con il cadavere di Anne Nicole ancora caldo, si azzuffano su chi, usando quella Barbie in carne ed ossa come gadget sessuale, sia riuscito per primo ad inseminarla, dando la vita a Danieline. Sbaglierò, ma fossi quella piccola e avessi la possibilità di scegliere, preferirei l’affetto di una madre in una capanna del terzo mondo. Magari morirei di stenti e di malattie entro i quattro anni, ma avrei avuto la gioia di un seno caldo cui aggrapparmi e di un paio di occhi pieni di amore.

Volti di donna. La dimostrazione che oggi, come ieri e come domani, nascere donna non è una fortuna. E, come canta Ligabue, le donne lo sanno, lo hanno sempre saputo.

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MAGNIFICHE SORTI E PROGRESSIVE

di lauracostantini00it (08/02/2007 - 08:45)

Dipinte in queste rive son dell'umane genti le magnifiche sorti e progressive... G. Leopardi

Pessimismo cosmico, ma quanto giustificato!! E' più di qualche giorno che mi frulla nel cervello un post disperato e disperante. Per lavoro leggo i giornali tutte le mattine e ogni riga di stampa, od ogni fotogramma di notiziario, erode la mia sempre più esigua fiducia nel genere umano: un uomo ucciso da un minorenne per una questione di tifo da stadio, un luogo incontaminato in Islanda che sta per essere distrutto per fare posto ad un'industria di estrazione e lavorazione dell'alluminio, uno dei luoghi più sacri degli aborigeni in Australia dove le trivelle intendono distruggere testimonianze della gioventù stessa dell'umanità per trovare idrocarburi. E poi: vicini di casa impazziti che per un cane che abbaia, un bambino che piange, una festa di troppo, una questione di confini di terreni, uccidono scaricando interi caricatori, vibrando decine di coltellate, rinunciando ad ogni residua speranza di umanità. E ancora: la genuflessione al dio calcio di governi e associazioni a dimostrazione che la vita di un uomo vale meno di una domenica davanti al teleschermo o sugli spalti a gridare arbitro cornuto; un ex premier che dopo essere stato sbugiardato in mondo visione dalla sua stessa moglie ancora parla e si permette di offendere gli omosessuali che, si sa, stanno tutti dalla parte opposta alla sua; un papa (si, lo scrivo minuscolo) che ad ogni occasione continua a pontificare (e chi meglio di lui) su argomenti che esulano dalla sua esperienza umana e invita a non abortire feti malformati; un intero continente, quello africano, dove i bambini sono prodotti di scarto destinati alla rottamazione dall'AIDS, dalle malattie più comuni, dalla povertà, dall'ignoranza; una religione, l'Islam, che medita di conquistare l'intero pianeta alla propria distorta visione di un dio maschio, ottuso, barbuto, sessista e innamorato della morte; due popoli, che poi sono uno solo, che si fanno reciprocamente saltare in aria in Palestina, ognuno arroccato alla propria ottusità, ai propri interessi, al proprio ingiustificato orgoglio di appartenenza a un popolo eletto, perpetuando all'infinito il rancore tra due fratelli, Isacco e Ismaele, figli dello stesso padre, Giacobbe, ma di due donne diverse (guarda che casini può combinare la poligamia!); una generazione di giovani completamente abbandonati a se stessi, fedeli alla propria tribù telefonica o graffitara o modaiola o tossica o chissà che altro perché non vogliono, non sanno, non possono essere fedeli a se stessi...

Leggo di questo, ogni giorno. Ogni giorno lo vivo sulla mia pelle. Perché alla base delle magnifiche sorti e progressive che ci siamo costruiti, ci siamo noi, la nostra reciproca mancanza di rispetto, l'homo homini lupus che si esprime nelle piccole cose: quando la persona che ti passa davanti non ti tiene aperta la porta, anzi, te la sbatte in faccia; quando l'automobilista che si pensa più furbo ti taglia la strada; quando ti fottono la fila al supermercato, quando il collega ti fa lo sgambetto, quando non ci si sposta dal bancone del bar anche se il caffè lo hai già preso e c'è una fila apocalittica. In poche parole, quando ci dimentichiamo che GLI ALTRI SIAMO NOI (questa è di Umberto Tozzi.)

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FRUSTRAZIONE

di lauracostantini00it (05/02/2007 - 08:54)

Andiamo a spiegare. Tanto per fare nome e cognome il nostro romanzo NEW YORK 1920 è stato pubblicato dalla Maprosti&Lisanti editori di Roma. Per inciso ce ne hanno già opzionati altri quattro, due per completare la trilogia storica iniziata con NEW YORK e altri due perché li hanno letti e apprezzati. Ci siamo? A questo punto chi legge potrebbe porsi la fatidica domanda che in romanesco puro suonerebbe così: che altro c...avolo volete?! E' vero, in un panorama a dir poco desolante, siamo state fortunate, anche se i nostri editori non hanno una distribuzione (vendiamo online, porta a porta, col passaparola, in qualche libreria e in profumeria). Loro hanno creduto in noi, sono disponibili, ma sono due neofiti pieni di entusiasmo che, spesso, si perdono dietro mille input senza poi seguirne nessuno in particolare. La frustrazione espressa dalla mia partner di tastiera nel suo post deriva da questo, dall'impressione di essere solo ed unicamente noi due a tirare veramente la carretta, a sbatterci per organizzare eventi, a sfruttare le mie conoscenze per trascinare qualche vip alle presentazioni, ad assicurare una campagna pubblicitaria praticamente a costo zero. Maprosti&Lisanti, che non possiamo che continuare a ringraziare perché NEW YORK 1920 è emerso dalle nebbie mentre i due romanzi precedenti, seppur pubblicati, sono rimasti lettera morta nei magazzini di sedicenti editori (un nome, tanto per non sputtanare nessuno: guardatevi da DESSI' di Riva di Chieri, a Torino. Si spaccia per editore, ha anche un sito EMILOGOS.COM, ma è un killer di libri e scrittori perché pubblica soltanto per prendere sovvenzioni!)... Maprosti&Lisanti, dicevo, hanno voglia di crescere come casa editrice, ma non si sono ancora affrancati da una mentalità da stampatori, quali erano in origine, e noi lo percepiamo. Il nostro sforzo dovrebbe essere quello di scrivere libri degni di essere letti. Invece, ultimamente, non facciamo altro che connetterci ad Internet, cercare nuove location per le presentazioni, inviare mail alle rubriche che recensiscono libri. Un lavoro da ufficio stampa che non ci compete e che non dovremmo fare... Ma così vanno le cose, credo, per tutti. Se è vero che Dan Brown, prima di sbancare il botteghino editoriale con il CODICE DA VINCI, girava nei mercati con i suoi libri nel cofano dell'auto, chi siamo noi per lamentarci? IT'S A LONG LONG WAY... o, come dicevano gli antichi romani nostri antenati, AD ASTRA PER ASPERA!

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I FATTI SECONDO LORY 7

di lauracostantini00it (02/02/2007 - 08:44)

UNA RAZZA IN VIA D'ESTINZIONE: GLI EDITORI!!!

Dare alle stampe l'opera di uno sconosciuto, lo sappiamo bene noi poveri autori, è cosa che richiede un notevole spirito d'iniziativa condito con una dose generosa di coraggio. L'editoria italiana, soprattutto, è fatta di grandi case editrici nelle quali è difficile entrare, (a meno che non si abbiano le conoscenze giuste, il talento conta poco) e le piccole sono oberate da una serie di problemi e di difficoltà di non facile soluzione. Chi aveva mai pensato il contrario? Sicuramente non noi che siamo alla caccia di un editore da tempo immemorabile. Ma non sono i problemi economici, quelli legati alla distribuzione o altro a tarpare le ali di noi poveri scrittori. Il problema vero è la mancanza di quello spirito, di quella passione per la letteratura e il mondo della cultura in generale che ,non più tardi di due secoli fa ,animò i primi editori italiani, quelli che permisero al mondo di conoscere le opere di Manzoni, Leopardi, Foscolo... quelli che rischiarono capitali e reputazione in un Italia in cui l'alfabetizzazione non raggiungeva il 10% della popolazione. Oggi la prima cosa che ti chiede un editore quando ti presenti da lui con il tuo bel manoscritto, è che possibilità di mercato offre la tua produzione, in che misura il tuo lavoro può solleticare la curiosità del lettore italiano medio. C'è scandalo? Attualità? Gossip?Erotismo? E' un libro di denuncia? A pubblicarlo rischi di essere querelato dal politico in vista, braccato dalle cosche mafiose o scomunicato dalla chiesa cattolica per i contenuti scabrosi e blasfemi? Se tu hai per le mani la classica, vecchia, bella storia... puoi anche tornartene a casa, comprare una stufa e trovare così il fine ultimo del tuo manoscritto: riscaldarti in una grigia giornata d'inverno! Ora, io non sono così ingenua da credere, che il signore che diede alle stampe I promessi sposi non contasse di trarne un beneficio economico, ma sicuramente non era il business a muoverlo, quel signore non avrebbe lasciato l'editoria per mettersi a vendere biciclette se le biciclette fossero state l'affare del secolo! Quel signore non avrebbe pubblicato i vaneggiamenti del personaggio dell'anno al posto dei Sepolcri , quel signore, soprattutto, non avrebbe preteso del denaro per le spese di pubblicazione! Perchè se sei un editore e credi in ciò che fai, prendi un libro, lo leggi,  te ne innamori e lo dai alle stampe. Se non sei disposto a fare tutto ciò non sei un editore ma un semplice tipografo e allora torna a stampare biglietti da visita e volantini pubblicitari!!!

Lory

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A CHI TI STAI RIVOLGENDO?

di lauracostantini00it (01/02/2007 - 08:44)

Ragazzi, quanto mi diverto!!!

I commenti sono uno stimolo continuo e credo che questo sia il vero succo di un blog. Dunque, vediamo. Secondo D'Andrea gli scrittori recitano su carta il loro stesso copione. Secondo Gambaro (ormai una parte fondamentale di questo spazio, al punto che sto pensando di riservargli una rubrica) la domanda non era così peregrina, ero io che non l'avevo capita. Non per chi scrivi, quindi, ma a chi ti stai rivolgendo? Ci ho riflettuto prima di elaborare una risposta assolutamente indegna: DIPENDE. Il nostro adorato collega amante dei vampiri starà sogghignando (magari gli spunta anche un canino sospetto tra le labbra...) perché non è una vera risposta. Cerco di spiegare. NON CREDO AI FANTASMI era un racconto commissionato da uno di quei periodici per adolescenti (le adolescenti di dieci anni fa, se si trattasse di oggi avrei dovuto darmi al porno-soft). L'ho scritto con i vincoli di spazio e di tempo che ti da un giornale e il risultato è quello che avete avuto la pazienza e la voglia di leggere. Ma la vera scrittura sono, per me e Loredana, i romanzi. E qui il discorso si fa complesso. NEW YORK 1920 è un romanzo storico e già questo stabilisce un criterio: se non ami la storia, se non hai la curiosità di scoprire quanto l'uomo sia uguale e diverso col passare dei secoli, difficile che ti accosti a un libro del genere. Però c'è una ragazzina di tredici anni che non ama molto leggere, il cui massimo sforzo era stato fino ad oggi TRE METRI SOPRA IL CIELO, più per affezione a Riccardo Scamarcio che a Federico Moccia, che ha letto NEW YORK 1920 in due giorni, appassionandosi come solo una tredicenne sa fare. E non ama la storia... Morale? Se mi fermo a pensarci credo che io e Loredana abbiamo scelto un pubblico di una certa cultura, non necessariamente femminile, di un'età compresa tra i 25 e i 55 anni, che non si lasci attirare solo da una copertina luccicante, ma che cerchi dei contenuti. Poi, come ho detto, i fatti continuano a smentirci perché i lettori sono stati tanti e tutti diversi tra loro, da giovanissimi a molto anziani, da quelli molto colti a quelli che hanno solo la terza media. Morale: è vero che ogni parola, ogni virgola, ogni scelta crea un effetto di cernita nell'ampio paniere dei lettori, ma io mi rivolgo a chi ama sentir raccontare una storia, di qualunque genere essa sia.

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