PER CHI SI SCRIVE...
Mi è stato chiesto per chi ho scritto il breve racconto dell'ultimo post: per i lettori o per me stessa?
Credo sia una domanda peregrina perché, ma è una mia personalissima convinzione, gli scrittori scrivono per se stessi, SEMPRE. Nel caso mio e di Loredana c'è un intreccio e uno scambio in più, perché io scrivo per lei e lei scrive per me. Ma il succo, al di là del nostro simbiotico rapporto, non cambia. Scrivere è una necessità dell'anima. Chi scrive avverte l'esigenza di dare sfogo a pensieri ed emozioni che non trovano più posto all'interno di se stessi. Non ci sono messaggi da inviare, tanto meno educazione da impartire a chi leggerà ciò che scriviamo. In quelle parole ci siamo noi. Il paragone con il "pensatoio" di Albus Silente non è mio, ma me ne approprio perché i romanzi, i racconti, perfino questi post sono l'equivalente di un magico cratere dove riversare ciò che siamo, ciò che abbiamo vissuto, amato o sofferto. Ogni storia che viene partorita dalla nostra mente è autobiografica, della vita che stiamo vivendo o di quella che vorremmo vivere. In questo senso scrivere è l'unico, vero e reale gioco di ruolo. Perché scrivendo si può cambiare sesso, età, epoca, stile di vita. Si può provare cosa significa combattere, soffrire, morire. Io e Loredana nel tempo abbiamo vissuto nelle spoglie di una strega irlandese privata della vista, di una ragazza sfuggita ad una setta di fanatici religiosi e approdata nella modernità della Seattle degli anni '80. Abbiamo combattuto la Seconda Guerra Mondiale e le guerre indiane sul tracciato del Santa Fè Trail. Abbiamo soggiornato nelle città orbitali di un futuro che potrebbe essere più reale di quanto immaginiamo, abbiamo attraversato l'orizzonte degli eventi di un buco nero per scoprire che dall'altra parte non c'è niente di diverso da quello che abbiamo lasciato. E tutto questo l'abbiamo fatto perché era dentro di noi e chiedeva di uscire. Abbiamo "giocato" a essere qualcosa di diverso e, al tempo stesso, ad essere realmente noi stesse per come percepiamo la nostra essenza più intima, quella che il mondo non vede e non vuole vedere. Quindi... alla domanda "per chi hai scritto?", non posso rispondere che così... HO SCRITTO PER DARE VOCE A CIO' CHE SONO.
Aggiungo una frase di Fernando Pessoa che mi sembra estremamente esplicativa: LA LETTERATURA, COME TUTTA L'ARTE, E' LA DIMOSTRAZIONE CHE LA VITA NON BASTA.
NON CREDO AI FANTASMI
E proprio un fantasma del passato è questo racconto che avevo perso nei meandri del vecchio e stanco portatile. Lo pubblicò dieci anni fa un periodico che non esiste più e voglio riproporvelo perché mi sembra ancora carino... non per essere malfidata, ma è registrato SIAE e quindi protetto dalle leggi sul copyright. Buona lettura!
Io non credo ai fantasmi, non leggo Dylan Dog, non seguo gli 'X-files'. Sono sempre stata scettica nei confronti di sedute spiritiche e medium. Non sono neanche molto religiosa. Eppure credo di aver vissuto un fenomeno paranormale. Mi chiamo Lorena, ho ventitré anni e faccio la portalettere già da due. Non è il lavoro che sognavo. Dopo il diploma mi sono guardata intorno, ho cominciato la solita trafila dei concorsi. Quella di recapitare la posta a domicilio è stata la prima occasione reale che mi si sia presentata. E l'ho presa al volo. Non è il massimo della vita, come dicevo, ma ho imparato ad apprezzare il rapporto che si crea con i destinatari, anche se ormai più che lettere e cartoline, consegno loro bollette e multe.
Il mio giro di consegne si svolge in uno dei quartieri più popolari di Roma, in periferia, pieno di palazzoni affollati di giovani coppie ed anziani soli. Le giovani coppie, per lo più, escono la mattina per consegnare i bambini all'asilo nido o alle nonne, si recano a lavoro e tornano la sera. Anche dopo mesi e mesi restano per me solo dei nomi su un citofono al quale non risponde mai nessuno.
Succede allora che, per farmi aprire il portone e poter accedere alle cassette, io debba disturbare sempre le stesse persone che, inevitabilmente, sono degli anziani soli, oppure oberati di nipotini. Al civico 35 il mio punto di riferimento era la signora Adelina, una vecchina dolce e rompiscatole. Di quelle che ti aspettano in finestra, un po' per poter scambiare quattro chiacchiere, un po' perché sono sempre in attesa di qualcosa: la pensione, la bolletta, la lettera dei figli lontani che non arriva mai. Era questo il caso di Adelina. Lei aveva avuto una figlia sola, Elisa, della quale, dopo tre o quattro citofonate, sapevo ormai tutto. Elisa dieci anni prima aveva conosciuto un ragazzo sudamericano e se ne era innamorata. C'era stata una lite furibonda della quale Adelina ancora si rimproverava. La paura di restare sola, lei che era già vedova da tanto. La consapevolezza di perdere l'unica figlia. Non aveva saputo controllarsi. Elisa aveva deciso di seguire la propria strada e se n'era andata in Venezuela. Lì si era sposata con il suo grande amore ed aveva avuto un bambino. E Adelina viveva nella speranza di poterla un giorno raggiungere e conoscere il suo unico nipotino.
In una vicenda così, complici il delizioso 'tiramisù' di Adelina ed il suo caffè sempre pronto, finisci con l'immedesimarti. La posta della signora Adelina passava regolarmente tra le mie mani, ed ogni volta speravo di vedere quella lettera. Non è strano, quindi, se un giorno, trovandomi davanti una busta un po' sgualcita, con il francobollo venezuelano ed un semplice 'Elisa' come mittente, ho scoperto di non vedere l'ora di raggiungere il civico 35.
Faceva caldo quel giorno, come fa caldo solo a Roma in pieno luglio. Avevo passato il fine settimana al mare ed era da venerdì che non sentivo Adelina. Vedere che le sue finestre, di solito spalancate, erano chiuse mi diede subito una brutta sensazione. Ero talmente gasata per quella lettera che avevo letteralmente saltato alcuni portoni per arrivare subito da lei. Non mi aveva detto nulla, il venerdì precedente. Non sembrava intenzionata ad andare fuori. E poi dove, se non aveva nessuno? Ho suonato comunque al suo citofono ed ho tirato un sospiro di sollievo quando mi ha risposto, come sempre, 'Sali Lorena'. Ho velocemente imbucato la posta degli altri destinatari e sono salita al secondo piano. Il palazzo aveva il solito aspetto abbandonato, da ferie di Ferragosto. Ma tutte le altre volte non lo notavo più di tanto. La porta di Adelina era aperta su un pianerottolo che, pur nell'afa di quel giorno, all'improvviso sembrava gelato ed umido come una cantina. Lei era sulla soglia. Mi ha colpito il buio alle sue spalle, un buio innaturale, totale, freddo. Adelina era pallida e non c'era il solito, familiare aroma del caffè.
Però ero troppo contenta per quella lettera, gliel'ho sbandierata davanti. "Elisa ti ha scritto!" ho esclamato. Ho visto il suo viso trasfigurarsi per la felicità. Gli occhi le si sono riempiti di lacrime, le mani le hanno tremato nel prendere la lettera dalle mie. E anche quelle erano fredde. "Lo sapevo - ha mormorato. - Sapevo che non poteva aver dimenticato la sua vecchia mamma." Mi ha voltato le spalle ed ha accennato a chiudere la porta. Poi si è come ricordata di me. "Sai Lorena - mi ha detto da uno spiraglio di quel buio che regnava in casa sua - devi scusarmi. Non posso farti entrare. Non più."
Ci sono rimasta male. Mi sembrava di aver diritto a conoscere il contenuto della lettera, ad essere ringraziata come se fosse merito mio il fatto che Elisa si fosse finalmente ricordata di avere una mamma. Ho sceso lentamente le scale, sono uscita dal portone... ed ho capito. Ho capito perché non ci sarebbero più state chiacchierate e caffè e tiramisù. Sul muro di fronte un manifesto listato di nero riportava un nome ed una data: Adelina era morta. Morta tre giorni prima.
© Laura Costantini 1997
pubblicato dal settimanale STAR 25/07/1997
I FATTI SECONDO LORY 6
IPOCRISIA... NE VOGLIAMO PARLARE? A giudicare dai vostri post direi che l'argomento interessa tutti, del resto chi di noi è immune, sia in senso passivo che attivo, ad un sentimento del genere? ( E anche voi che scuotete la testa, io no... oh io no... siate onesti, davvero non vi è mai capitato di essere ipocriti, magari solo un cincinello?!) L'ipocrisia è un sentimento come un altro, ci tocca tutti prima o poi, l'unica avvertenza è quella di non eccedere. Non sto qui a fare la moralista, ma un è conto dire alla migliore amica che il suo nuovo fidanzato, un metro e sessantacinque per ottandue chili, è carino, un conto, ed era lì che volevo arrivare, piazzarsi su un palco con un telegatto tra le mani (vedasi Leo Gullotta sabato sera) e placare gli applausi (niente affatto spontanei considerando che sono dieci anni che ci propinano la solita solfa!) per ricordare a tutti i presenti che è il 27 gennaio, giorno dedicato dall'ipocrisia di tutto il mondo, al ricordo dell'olocausto, giornata della memoria. Ma dico io, come fa a parlare di memoria uno che dimentica la gentilezza e la considerazione con cui è stato trattato da Laura Costantini e, senza una parola, un banale accenno, diserta una presentazione per la quale si era impegnato?! Siamo onesti, tirare in ballo l'infausta ricorrenza è stato solo l'ennesimo gesto ipocrita da parte di uno dei tanti imbonitori ai quali permettiamo di monopolizzare le nostre serate, una carrambata di quelle che siamo abituati a vedere in tv e che, in ultimo, non ci commuovono neanche più tanto. E' anche contro questa forma di ipocrisia che dobbiamo dire basta! Basta allo sfruttamento delle disgrazie altrui in nome del dio audience, basta alle iniziative benefiche da parte dei vip fatte al solo scopo di farsi pubblicità e, ma questo è solo il mio punto di vista, basta alle associazioni, ai premi alla memoria di questo e quello, proviamo a dare una mano a chi ne ha bisogno quando è ancora vivo, dopo è soltanto... ipocrisia!!!
IPOCRISIA
Ho appena visto una serie di tg nazionali e sono rimasta nauseata dall'ipocrisia della categoria cui appartengo: quella dei giornalisti. Immagino tutti conosciate la triste e vergognosa vicenda di Federica, la ragazza di sedici anni di Vibo Valentia che è morta causa un black-out durante una banale operazione di appendicectomia. Bene, quella ragazza, oltre a studiare danza classica, aveva un sogno che molti suoi coetanei hanno: diventare giornalista. Lei già scriveva sul giornalino scolastico, teneva un diario, prima o poi avrebbe aperto un blog e, se fosse vissuta, avrebbe scelto un corso di scienze della comunicazione. Sempre sperando un giorno di vedere la propria firma in fondo ad un articolo. Sperava di cambiare il mondo con le parole, Federica. Ebbene, i giornalisti si sono sentiti toccati da questa vicenda e hanno deciso, nella persona dell'Ordine (immagino quello della Calabria) di dedicare a Federica un premio giornalistico per giovani cronisti. Meritoria iniziativa, certo. Peccato che se Federica non fosse tragicamente scomparsa, quello stesso Ordine non avrebbe fatto assolutamente nulla per aiutarla a realizzare il suo sogno. Federica avrebbe preso la sua laurea e cominciato l'assurda trafila di collaborazioni assolutamente gratuite, di pellegrinaggi di redazione in redazione. Poi avrebbe conquistato una collaborazione retribuita. Si, a € 0,04 al rigo con un quotidiano, si sarebbe vista recapitare dopo tre mesi un assegno da € 70,00 e avrebbe passato gli anni a sperare, a mandare curricula, a pietire una raccomandazione. Invece Federica è morta, la stampa si è scatenata con il consueto tam tam contro la malasanità meridionale, i reportages si sono sprecati, microfoni sono stati infilati sotto il naso dei suoi poveri genitori, dei compagni di scuola, di quanti l'hanno conosciuta. Essere morta in modo così assurdo l'ha trasformata in un eroina, in una inviata speciale in pectore. Io non so come scriveva Federica, non so se il sogno di fare giornalismo lo avrebbe perseguito ad ogni costo, come ho fatto io e tanti altri. Non so neanche se avesse le qualità. Non lo so io, come non lo sa chi ha deciso di intitolarle un premio giornalistico. Ma Federica è morta e quindi ogni altra considerazione passa in secondo piano. Abbiamo perso una grande collega, hanno pensato quelli dell'Ordine, quindi cerchiamo di commemorarla. Se Federica fosse vissuta, invece, le avrebbero strappato i sogni e le illusioni, uno ad uno!
I FATTI SECONDO LORY 5
DELLA SERIE... A CARNEVALE OGNI DIETA VALE!
Se avete dato un'occhiata alle foto sul blog avrete capito che, delle due, la patita del fitness è Laura ( Io sono del segno del toro e questo sembra indichi una propensione per la buona cucina...) ragion per cui ho deciso di gratificare tutti coloro che, come me, non sono ancora riusciti a buttar giù il chiletto preso a Natale, con una nuova ricetta, un'esplosione di calorie e bontà che al primo boccone gratificherà i vostri sensi e spazzerà via tutti i sensi di colpa per lo strappo alla dieta!
CASTAGNOLE ALLA RICOTTA ( dose per 4 persone, 2 se si è un po' strafogoni, 1 se il colesterolo è uno sconosciuto)
Ingredienti: 4 rossi d'uovo, 240 gr. di farina, 80 gr. di zucchero, 40 gr. di burro, 240 gr. di ricotta, 80 gr. di fecola di patate, 120 gr. di latte, 2 cucchiai di rum, la scorza di un limone grattugiato, 1 bustina di lievito in polvere, olio di arachidi per la frittura.
Mettete in un pentolino il burro, fatetelo sciogliere a fuoco lento (senza farlo friggere) e lasciatelo raffreddare. Grattugiate la scorza di limone e mettetela da parte. In una terrina versate la ricotta, lo zucchero, la scorza di limone ed il rum. Mescolate con una frusta fino ad ottenere un composto omogeneo. Aggiungete il burro fuso raffredato, mescolate quindi amalgamate al composto, uno alla volta e sempre mescolando, i quattro rossi d'uovo. In una seconda terrina versate la farina setacciata, la fecola di patate, il lievito e mescolate con la frusta fino a quando gli ingredienti non saranno completamente amalgamati. Mettete il latte freddo in un recipiente. Prendete il composto con le uova e la ricotta e, poco alla volta, aggiungetevi la farina e il latte continuando a mescolare. Alla fine dovrete ottenere un composto omogeneo e sufficientemente lavorabile. A questo punto fate scaldare bene l'olio e aiutandovi con due cucchiaini da caffè formate delle palline che friggerete stando attenti a voltarle da tutte e due le parti per non bruciarle. Da ultimo prendete la ciotola con le castagnole ancora tipiede, sedetevi davanti al televisore e ripetete mentalmente: a carnevale ogni dieta vale!
P.S. E' sconsigliato salire sulla bilancia prima di aver fatto un paio di sedute intensive di spinning!
Buon appetito!
Lory
SECONDA EDIZIONE!!!
Ieri sera io e Loredana siamo andate dal nostro editore per fare il punto della situazione ed abbiamo avuto una splendida notizia che voglio assolutamente condividere con voi: NEW YORK 1920 - IL PRIMO ATTENTATO A NEW YORK ha esaurito la prima edizione e si sta dando alle stampe la seconda!
Le vendite stanno andando bene e spero possano ancora migliorare: a questo scopo vi segnalo i punti in cui è possibile acquistarlo:
A Roma libreria Fahrenheit 451 a Campo de' Fiori
A Frascati libreria Mondadori in piazza San Pietro
A Barletta Profumeria Cavaliere via de Nittis
Su internet su Internetbookshop, su Unilibro, su Pianeta Libro e, ovviamente, sul sito della casa editrice www.maprostielisanti.it
Che altro? Voglio aggiungere qui la recensione che Cesare Zavattini (si, è il nipote del mitico Zavattini) giornalista e autore televisivo ha dedicato al nostro romanzo:
Tra fantasia e memoria: ecco il sogno americano.
di Cesare Zavattini
Chi ha la fortuna di essere creativo può permettersi praticamente tutto. Ecco che perfino la storia contemporanea si arricchisce di sfumature e audaci parallelismi. A volte un romanzo può ricordarci le nostre radici e raccontarci gli eventi come il più rigoroso dei saggi. E’questo il caso di New York 1920, il primo attentato a Wall Strett. Un racconto scritto a quattro mani da due amiche che sanno fondersi perfettamente in una penna unica.
Laura Costantini e Loredana Falcone in queste pagine si avventurano in un salto nel tempo che ci riporta ai viaggi della speranza degli anni venti dei meridionali italiani. Quelli che da Napoli partivano con il famoso biglietto di terza classe alla ricerca della terra promessa: l’America.
Arrivati nel ghetto di Ellis Island, Eugenio e la sorella Cecilia capiscono subito che la terra delle grandi opportunità è anche sudore, lacrime e prepotenze. Cecilia è la protagonista del libro, una ragazza napoletana, giovane e dai saldi principi delle terre del sud. Ma sarà Eugenio lo straordinario spettatore di 80 anni di storia. Proprio lui vedrà con i propri occhi il primo attentato che colpì Wall Street nel 1920 per poi ritrovarsi dopo ottantanni, straordinario spettatore del 11 settembre 2001.
L’America dunque era già stata in oggetto di odio in passato da parte di un anarchico italiano che intendeva così protestare contro l’arresto di Sacco e Vanzetti. Una pagina di storia che in molti ignoravamo totalmente.
E’ bello avventurarsi in un volo pindarico che sa di fantapolitica, che racconta la voglia di emergere e di costruirsi un domani migliore, oggi come ieri.
Un romanzo che fa emergere una grandissima voglia di scrivere, di raccontare e di sognare.
Una curiosità degna di Salgari, una delle scrittrici ha raccontato mirabilmente di una New York nei più piccoli dettagli e pensate, non ci ha mai messo piede.
VALORE & SUCCESSO
El libro es una de las posibilidades de felicidad que tenemos los hombres
Jorge Luis Borges
Ieri sera ero davanti alla tv e, facendo zapping, sono incappata nel talk show di La7 "Niente di personale". Il tema del contendere era la gavetta, la fatica di raggiungere il successo. Ospiti Piero Mazzucchetti, (prossimo concorrente vip di Sanremo sebbene nessuno lo conosca. Pippo Baudo lo ha voluto dopo aver ascoltato la sua estensione vocale, da tenore, e tenendo conto del fatto che in Germania, dove amano il bel canto italiano, è famoso) e Alessio Boni, attore che secondo me ha dato la sua prova migliore in assoluto nel difficile personaggio di "La meglio gioventù" di Marco Tullio Giordana. Ed è stato proprio lui, Alessio Boni, a citare in trasmissione Albert Einstein. Il genio della relatività avrebbe detto, non ricordo le parole precise, che dovendo scegliere è meglio essere una persona di valore che una persona di successo. Alessio Boni sottoscriveva e non esito a crederlo, conoscendo la sua idiosincrasia per la fama.
A rifletterci su Einstein non ha assolutamente torto, dovendo scegliere anche io preferisco il valore al successo, soprattutto se il successo è determinato da fattori che con il valore oggettivo della persona non hanno niente a che vedere. Però... però, umanamente parlando, mi rode parecchio pensare che tanti colleghi sedicenti scrittori hanno successo senza avere alcun valore. Un esempio: lei è una donna di spettacolo, intelligente, per carità, molto bella e spigliata, anche un po' folle. Inutile che insistete, non vi dirò il nome. Vi dico solo che ama frequentare le arene televisive, spesso discinta e con una verve polemica fine a se stessa che, comunque, funziona. Ebbene, questa signora ha pubblicato un giallo, un opuscoletto di meno di cento pagine, raffazzonato a dire poco, senza idee, senza trama, con la pretesa di essere un noir e con un dilettantismo esasperante perfino nel descrivere le scene di sesso che vorrebbe essere estremo. Ebbene, forte della sua fama di polemista, lo ha presentato dovunque e il risultato è stato che migliaia di persone, incuriosite, lo hanno comprato. Quando lo hanno letto, ne sono sicura, hanno rimpianto quei sette-otto euro, ma ormai il danno era fatto e le vendite registrate...
C'è bisogno di commentare? Einstein diceva una cosa giusta e Alessio Boni sottoscrive, forse, perché lui oltre ad essere un bravo attore è anche molto famoso. Il successo non è un valore in se stesso, ma serve per farsi conoscere. Lo scopo di uno scrittore è raccontare emozioni e condividerle con i lettori. I personaggi che crea hanno bisogno di passare attraverso gli occhi delle persone fin nella loro anima per prendere vita propria. Uno scrittore ha bisogno che qualcuno lo legga, altrimenti prova quello che ho provato io quando ho sorvolato la cima dell'Everest che emergeva da un mare di nuvole. Un'emozione che non si può descrivere e una tristezza infinita perché avrei voluto un altro paio di occhi lì con me a piangere di gioia per la bellezza di questo pianeta.
SINTONIA A QUATTRO MANI
L'argomento e' sempre quello: come si fa a scrivere in due? Premesso che sia io che Loredana siamo perfettamente in grado di scrivere da single, resta l'enorme ed esclusivo piacere della collaborazione, compartercipazione, sintonia, appunto. Chi non l'ha mai provato non credo possa capire, ma io tento di spiegare. Io sono convinta che gli esseri umani abbiano molti diversi livelli di comunicazione, dei quali la parola e' solo il piu' evidente e superficiale. Sto parlando di telepatia, di un fluire comune di energie da due menti affini. Succede, quando siamo davanti al computer, che Loredana sia alla tastiera e che le sue dita digitino veloci esattamente le parole, le pause, le virgole e i punti che userei io. Anzi, che sto usando in quello stesso momento perche', senza che la mia voce esca dalle mie labbra, i miei pensieri stanno dettando alle sue mani. E' uno scambio favoloso, la prova che si puo' smentire coloro che pensano che siamo nati e muoriamo da soli. Io e Loredana non siamo la stessa persona, spesso la ucciderei per quello che dice, pensa e fa. E lei farebbe anche di peggio. Spesso assume con me l'atteggiamento da mamma, forte di un matrimonio consolidato e di due splendidi figli. Siamo coetanee, ma mi tratta come fossi un'altra figlia, anche un po' scapestrata. Spesso io cerco di farle un lavaggio del cervello, spingendola ad ampliare gli orizzonti, a tralasciare le faccende di una casa che sembra un'esposizione tanto e' perfetta. Succede che litighiamo. Ma se io penso al futuro, al successo dei miei libri (dico miei come lei dice suoi, perche' sono cosi' nostri da non aver bisogno di sottolinearlo), lei c'e' sempre, Al punto che mi viene da pensare che dovremmo inventare uno pseudonimo e scrivere con un unico nome, cosi' da evitare domande e spiegazioni o battute idiote. Come quella di un intervenuto ad una presentazione che ci chiese: quale delle due detta e quale scrive?
Spero che queste righe non risultino troppo criptiche e aspetto commenti... capito, Matteo?
I FATTI SECONDO LORY 4
Mi unisco a Laura nel ringraziare Luca Caputo per la positiva recensione del nostro romanzo e approfitto del suo commento per chiarire una volta per tutte (spero!) che scrivere un romanzo a quattro mani non significa necessariamente dividersi il lavoro al 50% ( tipo a te i capitoli dispari a me i pari!) o ,come ha pensato Luca, affidare ad una le ricerche storiche mentre l'altra si occupa di sviluppare la trama. Io non so come funzioni per gli altri compagni di penna ma posso cercare di spiegarvi come funziona per noi. I nostri romanzi nascono da sollecitazioni comuni, la trama è intessuta a filo doppio con le mie e le sue idee. Ai nostri personaggi, ai nostri dialoghi non è possibile attribuire una maternità (siamo due donne) certificata. Noi sediamo davanti al portatile e lasciamo che la storia prenda magicamente vita sul monitor così come fluisce dalle nostre menti. Non per niente qualche volta la nostra fantasia prende strade diverse e allora è possibile che passiamo del tempo a discutere su chi delle due ha ragione. Eugenio, Cecilia, Sidney e Lisbeth e tutti i protagonisti delle nostre storie, appartengono all'una come all'altra e, se è vero che uno scrittore ama i propri personaggi come dei figli, capirete perchè ci tengo a rivendicare il mio contributo genetico.
Loredana
CRITICHE E SORPRESE
Cominciamo dalle critiche: le recensioni sono positive, l'ultima a firma di Cesare Zavattini (autore Rai, giornalista e critico) è uscita su FLEMING pubblicazione romana legata all'omonimo e vippaiolo quartiere. Ed è stato proprio Zavattini ad unirsi al coro di critiche nei confronti della copertina di NEW YORK 1920, definendola "respingente" in quanto troppo seria e richiamante un saggio. Mi piacerebbe conoscere il vostro parere perché a me la copertina piace, la trovo elegante (forse è questo l'errore) e adatta ad un romanzo storico.
Per quanto riguarda le sorprese, beh... ogni volta che faccio un giretto nautico sulla rete incappo in qualcuno che ha parlato di noi, me e Loredana e il nostro romanzo, e ne ha parlato bene, con passione. E' veramente una gioia ed è per questo che ho linkato il blog di Luca Caputo, perché tutti voi possiate dare un'occhiata alla sua recensione della quale ero totalmente all'oscuro. Veramente non sapevo neanche di essere una "fagocitatrice di uomini" come la mitica regina delle Amazzoni Pentesilea. Sperando di evitare incontri con aspiranti Achille (per la cronaca Achille sfidò a duello la regina, la uccise e poi se ne innamorò), vi saluto con la promessa che stanno per arrivare parecchie nuove iniziative su e giù per l'Italia!
IDEONA: basta regalare libri a critici e giornalisti
Lo sapevo che Matteo Gambaro, collega e a questo punto oserei dire anche amico, doveva essere in gamba. Basta dare un'occhiata al suo sito e al suo curriculum per verificarlo. Quindi voglio sottoporre a tutti voi un'idea che definire geniale è dire poco: NON REGALIAMO PIU' I LIBRI, beninteso durante le presentazioni. Quando un famoso critico d'arte o un giornalista della rubrica culturale vanno ad un vernissage, vengono forse omaggiati di una tela dell'artista? E' già tanto se ottengono il catalogo. E allora perché noi scrittori esordienti siamo costretti a regalare copie preziose (per il conteggio dei venduti) a destra e a manca? Io e Loredana (la protagonista della rubrica I FATTI SECONDO LORY) abbiamo spedito copie di NEW YORK 1920 praticamente a tutte le rubriche di libri di tutti i settimanali d'Italia. Non ci hanno detto neanche grazie, figurarsi recensirci o segnalarci in qualche modo. Senza contare tutti quelli che, ricevuto il libro comodamente a casa, sono venuti alla presentazione per averne GRATIS un'altra copia. FINIAMOLA! Se siamo pronti a scagliarci contro la pirateria per dischi e film, sarebbe il caso di rispettare anche il lavoro degli scrittori e quindi dare a un libro il suo giusto valore (ovvero quello del prezzo di copertina!)
Che ne pensate?
I FATTI SECONDO LORY 3
Avete iniziato la dieta? Peccato! Quella che sto per scrivere è la prima ricetta tra le molte che condividerò con voi nell'anno appena giunto. Si tratta di un'idea per riciclare un po' d'avanzi delle feste. Se volete prendere carta e penna...
Crostata con frutta secca
Ingredienti per 8 persone: 300 gr. di farina; 1 uovo intero; 150 gr. di burro; 8 cucchiai di zucchero semolato; 1/2 bustina di lievito in polvere; marmellata; frutta secca.
Preparazione: in una terrina a bordo alto lavorate il burro ammorbidito con lo zucchero, aggiungete l'uovo, il lievito in polvere e, poco alla volta, la farina setacciata. Lavorate con le mani fino a quando l'impasto non si staccherà dal bordo del recipiente, lasciate riposare una mezz'ora. Ungete di burro una tortiera, stendetevi la pasta frolla e ricoprite con uno strato di marmellata al gusto che preferite. Guarnite con datteri, fichi, prugne, albicocche e ananas disidratati, gherigli di noci, mandorle, nocciole e quant'altro vi suggerisce la fantasia o la vostra dispensa. Infornate a 180° per 20 minuti ca. Sfornate su un piatto da portata e aspettate che si freddi... buon appetito!
P.S. Se avete delle ricette da suggerire usate pure il blog.
Loredana
I FATTI SECONDO LORY 2
Innanzitutto Buon Anno a tutti! Speriamo che il 2007 sia l'anno in cui muoiono le polemiche e trionfano i fatti, l'anno in cui i critici cominciano a fare autocritica, i pedanti la smettono di chiedersi cosa deve avere un libro per meritare di essere letto nascondendo dietro una domanda tanto futile l'invidia per non essere in grado di mettere su carta neanche la propria lista della spesa. Forse che qualcuno si è mai chiesto quali caratteristiche deve avere un quadro per meritare la parete d'onore del nostro salotto? Ma avevo detto niente polemiche e quindi passerò oltre. Che ne direste se iniziassimo il nuovo anno con qualche suggerimento culinario? A me cucinare piace e a volte mi diverto a fare qualche esperimento, potrei condividerlo con voi insieme all'accusa di tentata strage... fatemi sapere cosa ne pensate.
Consiglio del giorno: se non volete entrare in depressione non iniziate la dieta post-festività lunedì!
COMMENTI via e-mail
Carissimi,
mi dicono i responsabili di Register.it che i commenti entrano e quindi... falso allarme. Comunque è mio dovere e piacere riportare qui il commento che mi è stato inviato per e-mail da Claudia Mencarelli: "Ragazze, non oso neanche pensare al lavoro di documentazione che avete dovuto fare per ricreare un mondo e un tempo così lontani da noi. Ho vissuto nella New York del 1920, grazie a voi e resto in attesa della seconda puntata, Roma 1944. Perché nessuno ha mai sottolineato che leggere un romanzo storico equivale a quei viaggi nel tempo che sono da sempre il sogno degli esseri umani? Brave!"
Inserisco anche il commento di Luciana Luciani, mitica voce e regista della Vita in Diretta: "Ragazze, COM-PLI-MEN-TI!!! Ho comprato il vostro romanzo a Campo de' Fiori ed ho approfittato delle vacanze natalizie per leggerlo tutto d'un fiato. Che dire? E' bello, avvincente, trascinante, eccitante, sensuale... Mentre lo leggevo mi proiettavo il film o la fiction che ne sarebbe potuta trarre, anche perché è scritto esattamente con lo stile di una sceneggiatura, dialoghi stringati, cambi di situazione veloci e motivati, una vera e propria regia. Complimenti ancora, resto in trepida attesa del seguito anche se ho già qualche domanda da fare: ma Lisbeth e Gene si sposano? Perché Cecilia e Sidney hanno un solo figlio? E Michael riuscirà ad essere felice con Camilla? Attendo risposte!"
Non aggiungo altro... a parte l'invito ad andarvi a leggere il commento di Matteo Gambaro, scrittore e sceneggiatore, alla mia riflessione sui motivi per leggere un romanzo. Vale la pena
I MOTIVI PER LEGGERE UN ROMANZO
Voglio cominciare questo 2007 con un riflessione: perché leggere un romanzo?
E' la domanda che ci è stata posta dai nostri editori quando abbiamo sottoposto alla loro attenzione NEW YORK 1920. E' la domanda che io stessa mi pongo, a torto e per deformazione professionale, quando entro in una libreria. Chiariamo subito un punto: un romanzo, se ben scritto, merita di essere letto per se stesso. I cosiddetti temi di attualità, gli agganci con la cronaca, i libri denuncia e tutto il resto possono essere degli in più, ma se fossero conditio sine qua non, allora nessuno più dovrebbe leggere GUERRA E PACE, ORGOGLIO E PREGIUDIZIO o qualsiasi altro grandissimo classico vi venga in mente.
Resta il fatto che quando ti presenti ad un editore la domanda è proprio questa: perché la gente dovrebbe leggere questo romanzo? Che poi significa: perché il cliente dovrebbe comprare questo prodotto? A me la letteratura versione marketing fa un po' senso, ma il nocciolo del discorso è proprio questo. Siamo dei prodotti, andiamo impacchettati per bene perché il pubblico sia motivato all'acquisto. NEW YORK 1920 è uscito in concomitanza con il quinto anniversario dell'11 settembre e tratta un tema, quello dell'immigrazione, che più di attualità non si potrebbe. Eppure stentiamo a venderlo, a distribuirlo, a farlo conoscere. Tutto questo non succede per altri scrittori, più affermati e, beati loro, svincolati dalla logica del tema di attualità perché, in fondo, il PRODOTTO che si vende bene sono proprio loro. E' il caso di Andrea Vitali. Per favore, ditemi che lo conoscete, perché io prima di ricevere il suo ultimo libro, OLIVE COMPRESE, in regalo non ne avevo mai sentito parlare. Edito da Garzanti e con un bel curriculum di pubblicazioni, anche lui ha avuto, grazie al buon Antonio d'Orrico, la qualifica di miglior scrittore, quella che il critico letterario del Corsera non nega a quasi nessuno (a noi si, visto che gli abbiamo spedito il libro e non ha neanche accusato ricevuta, ma questo è un altro discorso).
OLIVE COMPRESE, dicevamo. L'ho letto in un paio di giorni, per cercare di capire. Il Vitali scrive bene, è pungente, un po' alla Camilleri senza la calata sicula, anche perché lui è di Bellano, sul lago di Como, e di quello parla. La vicenda è uno spaccato di vita di provincia durante il Fascio, divertente, con personaggi che meriterebbero vita propria, come il maresciallo Maccadò. Ma dopo averlo finito di leggere mi sono sentita pericolosamente vicina alla metalità dei miei editori e mi sono chiesta: perché qualcuno dovrebbe leggere questo romanzo? Ben scritto, per carità, ti strappa qualche sorriso... ma non aggiunge niente alle mie esperienze, ai miei ricordi, alle mie riflessioni... Vuoi vedere che il buon Andrea Vitali mi ha fatto finalmente capire cosa si intende alla voce MARKETING?!!!



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