
Questa foto a mio parere rende l'idea della solitudine dello scrittore. Ora è vero che io e Loredana abbiamo un vantaggio perché scriviamo in due e quindi la solitudine possiamo spartircela equamente e non sentirla più di tanto, però...
Io non lo credevo, ma alle volte ci si sente veramente soli, abbandonati a noi stessi, con il nostro bel libro tra le mani e nessuna idea circa cosa fare perché quel figlio che hai partorito sulla carta, sanguinando inchiostro e idee, abbia un futuro. Le case editrici spesso credono di aver esaurito il loro compito semplicemente dando alle stampe il volume, come se questo bastasse. Come se un figlio, appena partorito, potesse essere abbandonato sul ciglio della strada. Problemi di soldi, di impegni, di uffici stampa inesistenti, di lettori distratti, di amici giornalista che non ti danno una mano. E' difficile! Faticoso! Bellissimo! Perché è lo scopo di tutta una vita che si realizza, perché sai che, anche se non hai ancora venduto le tue prime mille copie, ci sono centinaia di tuoi libri che circolano, ci sono persone che lo leggono, che danno vita ai tuoi personaggi. E poi ci sono le soddisfazioni maligne...
Tipo: domenica scorsa, in un raptus di shopping natalizio, approdo a Cinecittà Due. Una bolgia dantesca. Mentre vago tra la folla che non sa, come direbbe la vecchia canzone, passo davanti alla libreria e leggo la locandina: Alberto Bevilacqua incontrerà i lettori domenica 17 alle 18. Mi faccio due conti: era domenica 17 ed erano le 18,30, quindi Bevilacqua era in circolazione. Sbircio nella libreria, piuttosto affollata e lo immagino al centro di un bagno di folla gaudente e benedicente la sua ultima fatica letteraria. Poi guardo meglio: fuori della libreria c'era un tavolino con una decina di libri sopra. Dietro il tavolino due sedie, occupate da una ragazza e da un anziano signore dall'aria annoiata e anche un po' schifata. Era lui! Alberto Bevilacqua, seduto lì e nessuno che se lo filava! Un po' mi è dispiaciuto, mi sono messa nei suoi panni, poi ho pensato che tanto le copie le vende lo stesso, è sempre ospite da qualche parte e la sua casa editrice spende cifre enormi in pubblicità. Quindi quel bagno di umiltà ci stava tutto e, anche quella, è la solitudine dello scrittore.
P.S. Non riesco a togliere questa formattazione al post, quindi ve lo beccate sottolineato.
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